Piattaforma rivendicativa: SEMESTRE BOCCIATO



L3 STUDENTI BOCCIANO IL SEMESTRE FILTRO

INTRODUZIONE

La riforma a pezzi del sistema universitario portata avanti dalla ministra Bernini ha visto nel semestre filtro un importante tassello. Questa riforma infatti si proponeva di superare il numero chiuso a medicina, ma nella realtà è stato solo un proseguimento camuffato dello stesso, con l’aggravante di porre graduatorie e inserimento nell’ambito accademico dopo un semestre, o meglio un bimestre filtro.

La logica di fare una selezione così dura e impietosa dopo due mesi di lezioni erogate in ogni ateneo in maniera diversa, con programmi ed insegnamenti spesso insufficienti, senza spazi adeguati per accogliere tuttə querstə studentə è unicamente quella dell’università azienda e definanziata che da tanti anni si sta costruendo. Mettere lə studentə in questa competizione con altrə collegə nella speranza di un posto nella facoltà di medicina o di veterinaria e costringerlə a dare tre esami in una giornata non vuol dire prepararlə al proprio percorso accademico, ma soltanto alimentare una logica individualista e meritocratica.

Gli atenei italiani non erano in grado di accogliere lə studentə iscrittə nelle proprie strutture, tanto da dover dividere lə studentə e far seguire una parte online, poichè queste sono inadeguate e in pessime condizioni, a causa dei tagli ai finanziamenti che ormai da anni colpiscono le università in maniera strutturale.

Lə iscrittə al semestre filtro sono state in linea con le persone iscrittə al test di medicina negli scorsi anni, circa 60 mila, quindi almeno per il primo anno la previsione di aumento di iscritti si è rivelata errata, con l’aggravante che alle graduatorie uscite successivamente per circa 17 mila posti, ci sono stati ben 5 mila idoneə ma esclusə.

In tanti hanno goduto nel risvolto economico di questa riforma: le piattaforme online da cui acquistiamo appunti,  sistemi privati e baronali che promettono di prepararti alle prove a costi esorbitanti, il governo stesso che ha provato a vendere questa riforma come rivoluzionaria. Gli unici che hanno subito i lati negativi del semestre filtro sono stati lə studentə e le loro famiglie a cui è stato sottratto un anno di vita e le università che hanno dovuto mettere delle toppe e fare degli sforzi inimmaginabili per seguire le direttive governative.
Questa riforma si è rivelata un disastro annunciato, non solo in termini logistici e burocratici, ma in termini di narrazione che questo governo ha costruito: dal primo momento la Ministra Bernini ha preso in giro studenə, docentə e tuttə coloro che ogni giorno attraversano il sistema sanitario nazionale e le università stesse.
Questa piattaforma nasce come raccoglitore a tutto tondo delle problematiche che negli ultimi mesi lə studentə hanno attraversato, con l’obiettivo di non fermarsi qui ma di essere uno strumento di denuncia che possa arrestare le scelte scellerate di questo Governo e di chi pensa di poter lucrare sulla pelle dellə studentə e della componente accademica. Il semestre filtro va abolito, adesso e senza mezze misure.

PROBLEMATICHE 

Didattica ed erogazione degli esami

Il semestre-filtro ha inciso in modo estremamente negativo sulla qualità della didattica, poiché agli studenti è stato garantito un numero di ore di lezione limitato rispetto al programma proposto. In molti casi sono state date per acquisite conoscenze che, invece, avrebbero richiesto un approfondimento adeguato in relazione al carico di studio necessario per sostenere gli esami del semestre-filtro per l’accesso al corso di laurea in Medicina e Chirurgia.

In linea generale, il Ministero ha stabilito un monte ore minimo e individuato le materie cardine da proporre agli studenti. Tuttavia, gli Atenei si sono trovati a operare in maniera disomogenea, organizzando modalità di erogazione delle lezioni e programmi in base ai singoli docenti e alle esigenze del proprio Ateneo.

Un esempio evidente riguarda la Fisica, materia in cui si registrano lacune molto significative: è infatti l’esame in cui il maggior numero di studenti ha riportato un’insufficienza, in alcuni casi anche grave, senza riuscire a raggiungere neppure la metà del punteggio minimo richiesto. Si riscontrano inoltre forti carenze in tutte quelle discipline che necessitano di un’elevata precisione nel trattamento degli argomenti d’esame, come alcune parti di chimica organica, la fisica di livello avanzato e la biologia nelle sue articolazioni più specifiche.

L’aspetto più preoccupante riguarda però l’organizzazione delle lezioni. In alcuni Atenei la didattica in presenza è stata garantita al 100%, mentre in altri la frequenza era possibile esclusivamente a distanza. Questo ha rappresentato un ostacolo significativo per la comunità studentesca, sia per la ridotta possibilità di interazione con i docenti — fondamentale per chiarire dubbi e approfondire i contenuti — sia per il venir meno di momenti di socialità e confronto tra pari.

Per questi motivi, a partire dal prossimo anno accademico, si ritiene necessario introdurre almeno delle linee guida nazionali che possano colmare tali mancanze, stabilendo un monte ore minimo di didattica in presenza oppure, in alternativa, limitando il numero di studenti ammessi alla frequenza in ciascun Ateneo, così da garantire condizioni di studio più eque e una qualità didattica adeguata. Come si può garantire una preparazione equa a tutti gli studenti su base nazionale, quando ogni Ateneo si muove in modo disomogeneo? A questa domanda non è mai stata fornita una risposta chiara da parte della Ministra, che ha preferito scaricare l’intero aspetto organizzativo sulle singole facoltà degli Atenei. Al contrario, sarebbe stato compito del Ministero proporre una riforma chiara, accompagnata da regolamenti minimi garantiti e da una definizione puntuale di tutti quegli aspetti della didattica necessari ad assicurare uno svolgimento sereno e regolare delle lezioni.

Si riscontrano inoltre gravi mancanze e forti disparità tra i diversi Atenei in relazione agli esiti dei singoli esami. Questo evidenzia come la didattica sia stata modellata prevalentemente sulle possibilità organizzative e sulle risorse dei singoli Atenei, incidendo negativamente sulla preparazione delle studentesse e degli studenti che hanno affrontato il semestre-filtro. Anche per questo motivo dichiariamo apertamente che il sistema non funziona e che la riforma, nei fatti, può essere considerata fallimentare.

Un ulteriore elemento di forte criticità riguarda la condizione di coloro che non hanno raggiunto le sufficienze richieste. I cosiddetti “corsi affini” non sono stati infatti definiti attraverso regolamenti chiari e univoci: ancora una volta, gli Atenei si sono mossi in ordine sparso, senza garantire criteri omogenei né una reale tutela del diritto alla normale prosecuzione del percorso universitario attraverso un corso affine.

Ogni singola facoltà ha dovuto elaborare autonomamente delle linee guida per colmare il vuoto normativo lasciato dal Ministero, sollevando spesso dubbi sulla legittimità delle stesse. In molti casi si tratta di soluzioni costruite ad hoc e in tempi ristretti, basate su una didattica ridotta, con modalità poco chiare e che contribuiscono a frammentare ulteriormente il sistema, spingendolo verso una riforma di fatto diversa per ogni Ateneo.

Il corso affine, inoltre, si è spesso trovato ad accogliere un numero di studenti di gran lunga superiore rispetto alla propria capienza reale o a quanto inizialmente previsto nella fase di regolamentazione ministeriale. Questo ha generato un forte sovraffollamento e un conseguente affaticamento nello svolgimento regolare delle attività didattiche, incidendo ulteriormente sulla qualità della formazione offerta.

Diritto allo studio: borse di studio e diritto all’abitare

Il semestre filtro rappresenta l’ennesimo attacco al diritto allo studio e all’accesso all’università pubblica. Dietro la retorica della “meritocrazia” si nasconde un sistema che produce esclusione, precarietà e disuguaglianze territoriali, senza garantire condizioni minime di equità per le persone iscritte.

Non è chiaro quali servizi di diritto allo studio siano garantiti a chi frequenta il semestre filtro, né se questi vengano riconosciuti in modo pieno e uniforme su scala nazionale. Le condizioni variano da regione a regione, lasciando lə studentə in balia di normative frammentate e prive di tutele reali. Il diritto allo studio non può essere subordinato a un semestre di selezione.

Le borse di studio diventano un’incognita. I tempi di erogazione sono incerti, così come l’accesso stesso ai contributi economici. Chi non dispone di risorse familiari sufficienti è costretto ad anticipare spese senza alcuna garanzia di rientro, trasformando il semestre filtro in un ostacolo economico che colpisce in modo diretto le persone provenienti da contesti più fragili.

Questo sistema non premia il merito: seleziona in base al reddito e al risultato di un test, che per quanto la ministra si ostini a chiamarlo esame rimane tale, per cui lə studentə non sono state preparate a sufficienza dal sistema messo in atto.

Il tema dell’abitare è centrale.

Frequentare un semestre filtro senza sapere se la sede sarà quella definitiva rende impossibile costruire una prospettiva di vita stabile. Molte persone sono costrette a seguire a distanza o ad accettare soluzioni abitative temporanee, costose e spesso indegne.

Il semestre filtro contribuisce a drogare ulteriormente il mercato degli affitti, già segnato da speculazione e mancanza di alloggi pubblici.

 A questo si aggiunge il rischio concreto di perdere l’accesso ai benefici del diritto allo studio, come residenze universitarie, agevolazioni economiche e servizi essenziali.

Anche l’accesso alle mense universitarie risulta poco chiaro o fortemente limitato, aumentando il costo della vita e accentuando le disuguaglianze.

Tassazione universitaria

L’iscrizione al semestre filtro avviene tramite la piattaforma Universitaly. 

Per accedere è richiesto il pagamento di un contributo forfettario di 250 euro, che consente di frequentare i corsi, sostenere gli esami del semestre filtro e partecipare al sistema di graduatoria nazionale. 

Non tutti lə studentə sono però tenutə a versare l’importo per intero: il contributo può essere ridotto o azzerato in base all’ISEE, secondo criteri che variano a seconda dell’ateneo di iscrizione.

Nel caso di accesso ai corsi di Medicina, Odontoiatria o Veterinaria, il contributo versato viene scalato dalle tasse universitarie oppure restituito allə studentə beneficiariə di borsa di studio.

Se invece lə studentə si iscrive a un corso affine, il contributo non viene rimborsato e si procede al pagamento delle tasse del nuovo corso, riparametrate in base alla durata del secondo semestre.

 Criticità segnalate dallə studentə

Moltə studentə considerano questo modello economicamente oneroso e poco equo, poiché richiede il pagamento di una somma significativa senza la certezza di poter proseguire nel percorso di studi desiderato.

Un’ulteriore criticità riguarda il diritto allo studio: le agevolazioni economiche e le borse di studio possono risultare compromesse, dal momento che l’iscrizione al semestre filtro non sempre comporta l’accesso automatico ai benefici previsti per l’immatricolazione tradizionale.

Spazi universitari

La questione dell’erogazione della didattica si lega in maniera forte al tema degli spazi e di come essi siano gravemente insufficienti.

Partendo dagli atenei, a causa di anni di tagli a livello nazionale dei fondi e cattive gestioni economiche, questi erano impreparati a gestire l’afflusso di studenti derivati dal semestre filtro. Questo fatto si evince dalla necessità di approntare la modalità mista per la didattica o in determinati casi esclusivamente la modalità a distanza.

Anche quando la didattica era in presenza, molto spesso era erogata in sedi secondarie degli atenei, periferiche e difficili da raggiungere, ma le uniche abbastanza capienti da accogliere la gran parte dellə studentə

Gli esami a causa dei numeri sono stati svolti in luoghi non appartenenti alle università, spesso lontani da queste e difficilmente raggiungibili. 

La carenza cronica di luoghi per studiare come aule studio e biblioteche è stata accentuata in questo contesto, con ripercussioni profonde sia sulla formazione che sulla socialità e sulla vita universitaria.

Inoltre anche i materiali didattici hanno costituito una grande spesa per studetnə e famiglie: libri e dispense, sono estremamente costosi e hanno costretto lə studentə a ingenti esborsi economici, spesso senza nessuna agevolazione da parte degli atenei nel fornire alcuni materiali.

Altra problematica fondamentale è stata l’accesso ai sistemi di diritto allo studio e ad alcuni spazi degli atenei: dato il loro status di studente non ancora iscritto ufficialmente all’università, lə studentə del semestre filtro molto spesso, pur avendone diritto, non avevano accesso a mense e sistemi di ristorazione convenzionati con l’università, e questo ha portato ad ulteriori costi che potevano essere evitati. 

Benessere psicologico: la competizione non forma

Le nuove modalità di accesso a Medicina hanno introdotto un livello di competizione finora sconosciuto per lə studentə. Frequentare due mesi di lezioni fianco a fianco con chi concorre per lo stesso posto in graduatoria, convivere con il sospetto di sbobine volutamente alterate e diffuse per confondere lə altrə candidatə: tutte queste dinamiche non fanno che aggravare uno stress già elevato, trasformando l’ambiente accademico in uno spazio sempre più tossico.

Il cosiddetto “semestre filtro” prevede la concentrazione, in appena due mesi, del programma di un intero semestre universitario. Una scelta che non può garantire né una didattica di qualità né una preparazione omogenea tra i diversi atenei. Fin dal primo giorno si avverte una costante sensazione di ritardo, alimentata dalla sproporzione tra l’ampiezza del programma e il tempo a disposizione. Questa condizione è ulteriormente aggravata dalla didattica a distanza, spesso scelta per necessità dagli studenti — anche per evitare di affittare una stanza senza certezze sui mesi successivi — ma che risulta inevitabilmente più alienante e meno efficace sul piano dell’apprendimento.

Le incognite legate al semestre aperto sono numerose e pervasive: entrerò in graduatoria? Riuscirò a trovare casa in un’altra città in tempo? Se non a Medicina, potrò almeno accedere a un corso affine? Conviene accettare o rifiutare il voto? Le risposte tardano ad arrivare e, in molti casi, nemmeno i docenti sono in grado di fornire indicazioni chiare sugli step successivi. Le decisioni spettano infatti al Ministero, che spesso non tiene conto delle specificità organizzative dei singoli atenei e non fornisce linee guida precise. Il cambiamento delle regole di accesso a percorso già avviato ne è una dimostrazione evidente.

Il nuovo test, inoltre, non si limita a richiedere il superamento di tre esami nello stesso giorno, ma pretende che ciascuno di essi sia sostenuto a livelli altamente competitivi: non è sufficiente ottenere la sufficienza, come avviene in qualsiasi altro esame universitario. Questa impostazione ha avuto effetti concreti e paradossali. Moltə studentə, scoraggiatə dalle difficoltà organizzative e dall’enorme carico di stress richiesto, hanno rinunciato a tentare l’accesso già prima del test o in prossimità del secondo appello. Il risultato è stato che numerosi posti sono rimasti vacanti in graduatoria per il mancato raggiungimento di tutti i rigidi requisiti richiesti, rendendo necessario un cambiamento del regolamento in corso d’opera e generando inevitabili polemiche.

Il semestre filtro non rappresenta un reale modo di vivere l’università né di avvicinarsi allo studio della medicina. La competizione e la meritocrazia, così come vengono declinate in questo modello, non sono didattica. Al contrario, producono un clima di ipercompetizione che incentiva dinamiche tossiche come la copiatura, la corsa al voto e la progressiva riduzione degli spazi di cooperazione.

Alla competizione già strutturale dell’area medica si aggiunge inoltre un ulteriore livello di violenza simbolica: frequentare il corso insieme a persone percepite costantemente come potenziali rivali che potrebbero “prendere il tuo posto”. Questo meccanismo frammenta la comunità studentesca, genera isolamento e limita la solidarietà reciproca.

Il disagio psicologico che ne deriva non è individuale, ma sistemico. L’incertezza sul superamento del semestre, sul futuro accademico, sulla città in cui si vivrà e sulla possibilità stessa di continuare a studiare produce frustrazione, ansia e senso di abbandono. A peggiorare il quadro, l’assenza di risposte chiare da parte delle istituzioni alimenta una cultura dell’iperperformatività che scarica sulle singole persone il peso di un sistema profondamente fallimentare.

ALCUNI DATI UTILI A CAPIRE LA SITUAZIONE DELL3 STUDENT3 CHE SI SONO ISCRITT3 AL SEMESTRE FILTRO 

Città/AteneoIscrittiStima Idonei (10‑15 %)Stima Non idonei
Bologna3.284Circa 328–493Circa 2.791–2.856
Milano3.696Circa 370–554Circa 3.142–3.326
Torino3.083Circa 308–462Circa 2.621–2.775
Roma*7.095Circa 710–1.064Circa 6.031–6.385
Napoli*5.925Circa 593–888Circa 5.037–5.332
Messina1.157Circa 116–174Circa 983–1.041

In base alle stime sono circa circa 25.450 studenti idonei dopo i due appelli degli esami. I posti a disposizione ufficiali per Medicina sono 17.287.

Le stime sono le seguenti:

·   Idonei (almeno 1 prova passata): 10–15% degli iscritti

·   ≥2 prove passate: 67% degli idonei stimati

·   3 prove passate: 10–15% degli iscritti

*I dati di Roma e Napoli sono aggregati considerando le principali sedi (per Roma: La Sapienza + Tor Vergata; per Napoli: Federico II + Vanvitelli).

SU BASE NAZIONALE:

CategoriaNumero stimato
Student3 che hanno provato il semestre filtro62.000 (circa)
Student3 risultant3 “idone3” (≥ 1 prova superata)22.500 – 25.450
Studenti con almeno 2 prove superate17.000‑17.500
Studenti con tutte e3 le prove superate7.000‑8.000
Posti disponibiliin Medicina17.278
Student3 idone3 all’immatricolazione*22.688

*quindi circa 5.000 studenti idonei non troveranno posto in Medicina immediatamente e potranno scegliere corsi affini o eventualmente recuperare debiti formativi

ORA DECIDIAMO NOI: LE NOSTRE RICHIESTE


Didattica

Nonostante il semestre filtro abbia permesso a tuttə a prescindere dalle superiori di provenienza i lati negativi sono troppi. La didattica a distanza era stata una sperimentazione che già sotto covid aveva rilevato numerose problematiche: dagli abusi di potere da parte dellə docentə alla differenza di trattamento tra chi sta in aula e chi sta a casa. 

La necessità principale è quella di avere degli strumenti utili che siano realmente accessibili a tuttə:: primo fra tutti la possibilità per chiunque di partecipare alle lezioni in presenza e ad allo stesso tempo poter avere un collegamento a distanza per coloro che a causa della precarietà dettata dal semestre filtro non sono riusciti ad accedere ai servizi di diritto allo studio per l’alloggio o non hanno trovato casa in quei sei mesi. 

In secondo luogo vogliamo degli strumenti digitali integrativi che permettano di aggiornarsi e studiare in modo più funzionale possibile. Questi strumenti consistono anche in strumenti digitali come le lezioni online, ma soprattutto materiali didattici come schemi, appunti, libri di testo gratuiti e che permettano anche a chi è costretto a seguire a distanza di avere tutti gli strumenti possibili per stare allo stesso livello di coloro che seguono in presenza. 

È altrettanto importante attivare e potenziare sistemi di tutoraggio per permettere di colmare le lacune di ognunə e per fornire ulteriori metodi di copertura del gap che esiste nella formazione delle persone su più materie in un così ristretto periodo di tempo. 

Diritto allo studio e tassazione

I sistemi di diritto allo studio sono stati fortemente depotenziati con l’introduzione del semestre filtro: è fondamentale che ci sia un maggior coordinamento delle varie regioni nella gestione del diritto allo studio e che i sistemi di diritto allo studio vengano resi accessibili a tuttə sia nel momento dell’iscrizione al semestre sia nel momento dell’uscita dei sei mesi a prescindere dal fatto che si venga ammessi in graduatoria o che non si sia risultati idonei, o se si ricada in uno dei corsi affini. 

I termini nella presentazione della documentazione e per la compilazione del bando per l’accesso alle borse di studio e per l’alloggio devono essere rivisti e allargati per permettere a tuttə di fare richiesta per questi strumenti al prescindere dal momento di immatricolazione, altrimenti si continua a tagliare fuori una fetta di popolazione universitaria che ha diritto ad accedere al diritto allo studio e per mere questioni burocratiche e tempistiche viene ostacolata nella richiesta.

Il diritto allo studio deve essere uno strumento fondamentale nel supporto dellə studentə e delle famiglie nel sostenere i costi del percorso universitario e non l’ennesimo premio da vincere se si rientra in graduatoria.

Allo stesso modo la tassazione non può essere un salasso per chi è costretto a riscriversi ad un corso affine o ad un nuovo corso di studi: se il semestre filtro è un momento di passaggio non può essere pagato con la normale tassazione universitaria (soprattutto se non fornisce gli stessi servizi di didattica e formazione) e non si può essere stesso doppiamente tassati per la partecipazione allo stesso.

Benessere psicologico e competizione

Non vogliamo più essere messi in competizione lə unə con lə altrə, ci aspettiamo che venga istituita una riforma realmente alternativa e che metta al centro la salute mentale delle studentə.
Vogliamo osservatori e limitazione degli abusi di potere da parte dei docenti e di chi pensa che la formazione sia una gara per cui competere. 

Non vogliamo più passare sei mesi nella totale precarietà senza sapere se dovremo ricominciare un percorso formativo da capo o se saremo ammessə a quello che abbiamo scelto, non siamo carne da macello per gli interessi di privati e lobby.

Conclusioni

Vogliamo un sistema sanitario nazionale e un sistema universitario realmente pubblico e finanziato, non vogliamo più coprire i buchi di bilancio dei nostri atenei a costo delle nostre vite perché questo paese non investe nazionalmente in istruzione e sanità. Vogliamo che la formazione venga finanziata per poter permettere di accedere al percorso universitario senza gli intoppi che ci sono stati negli ultimi mesi e, a prescindere da percorsi a numero programmato o no, che non lə studentə non vengano usati come strumenti di sperimentazione di riforme così scellerate.