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  • Denunciamo le gravi irregolarità emerse nello svolgimento della prova di accesso ai corsi di Medicina in lingua inglese (IMAT)

    Denunciamo le gravi irregolarità emerse nello svolgimento della prova di accesso ai corsi di Medicina in lingua inglese (IMAT)

    IL MUR E CINECA NON RISPONDONO, L3 STUDENT3 SI ATTIVANO: SULL’IMAT SERVONO RISPOSTE E GARANZIE

    Come LINK – Coordinamento Universitario denunciamo le gravi irregolarità emerse nello svolgimento della prova di accesso ai corsi di Medicina in lingua inglese (IMAT), tenutasi il 29 settembre e chiediamo al Ministero dell’Università e della Ricerca e a CINECA di fornire risposte chiare e immediate prima della pubblicazione dei risultati, prevista per l’8 ottobre.

    A seguito della prova, un gruppo di student3 ha raccolto e documentato diverse segnalazioni relative allo svolgimento dell’esame, mettendo in discussione le condizioni di equità e parità di trattamento con cui la prova si è svolta. Tra i materiali raccolti sono presenti conversazioni e messaggi circolati su WhatsApp che, secondo quanto denunciato dall3 student3, testimonierebbero la disponibilità anticipata di alcune risposte relative al plico identificato dal codice 27MI60142 e la loro successiva circolazione all’interno di diverse chat. Si tratta di segnalazioni estremamente gravi, che non possono essere liquidate come semplici disservizi: se confermate, comprometterebbero l’affidabilità dell’intera procedura di selezione e la possibilità per l3 candidat3 di competere ad armi pari per l’accesso a un percorso universitario.

    Alle segnalazioni relative alla possibile circolazione anticipata delle risposte si aggiungono quelle riguardanti le modalità di svolgimento della prova in Turchia, dove l3 student3 denunciano significativi ritardi nell’avvio e nella gestione del test. Una situazione che avrebbe prodotto condizioni differenti rispetto a quelle affrontate dall3 candidat3 negli altri centri d’esame, incidendo sulla concentrazione, sulla gestione del tempo e, in diversi casi, anche sulle condizioni psicofisiche dell3 student3. Una prova nazionale di selezione può essere considerata equa soltanto se a tutt3 l3 candidat3 vengono garantite condizioni il più possibile uniformi. Ritardi, disorganizzazione e mancata gestione delle criticità non possono ricadere sulle persone che sostengono l’esame, tanto più quando da quella prova dipende l’accesso a un percorso universitario. Viene inoltre segnalata la presenza di quesiti che, secondo l3 student3, non risulterebbero coerenti con il syllabus previsto per la prova, tra cui le domande 49 e 54.

    Anche su questo punto riteniamo necessario che il MUR chiarisca pubblicamente quali siano stati i criteri utilizzati nella predisposizione dei quesiti e verifichi eventuali violazioni del programma previsto. Stiamo parlando del diritto di migliaia di student3 a partecipare a una selezione trasparente, corretta e realmente paritaria. Quando una procedura di accesso presenta elementi che possono alterare le condizioni della competizione, è compito delle istituzioni intervenire, verificare e garantire rimedi adeguati.

    Per questo, come LINK – Coordinamento Universitario, chiediamo: un’indagine immediata e approfondita sulle segnalazioni e sui materiali raccolti dall3 student3; che MUR e CINECA chiariscano pubblicamente le procedure adottate per garantire la sicurezza e l’integrità della prova; una verifica specifica sulla possibile circolazione anticipata delle risposte relative al plico 27MI60142; una verifica sulle modalità di svolgimento della prova nei diversi centri, con particolare attenzione ai ritardi verificatisi in Turchia; un accertamento sulla conformità dei quesiti segnalati al syllabus ufficiale dell’IMAT; che, qualora le irregolarità vengano confermate, venga garantita una soluzione che non penalizzi l3 student3, a partire dalla possibilità di ripetere la prova in condizioni uniformi e prive di irregolarità.

    MUR e CINECA devono assumersi la responsabilità di fare chiarezza prima che vengano pubblicati i risultati.
    Come LINK continueremo a sostenere l3 student3 coinvolt3, a raccogliere le loro segnalazioni e a portare la questione nelle sedi competenti, finché non saranno garantite trasparenza, equità e tutela del diritto allo studio.

  • IL RECLUTAMENTO UNIVERSITARIO NON PUÒ DIVENTARE STRUMENTO DI CONTROLLO POLITICO

    IL RECLUTAMENTO UNIVERSITARIO NON PUÒ DIVENTARE STRUMENTO DI CONTROLLO POLITICO

    Approda alla Camera il disegno di legge già approvato dal Senato lo scorso dicembre sulla riforma del reclutamento universitario. Un provvedimento che rischia di compromettere ulteriormente autonomia, trasparenza e qualità del sistema universitario italiano.

    Come LINK – Coordinamento Universitario sosteniamo che questa riforma vada a modificare profondamente il sistema di selezione del personale docente e ricercatore, peggiorando gli effetti già prodotti dalla riforma Gelmini e introducendo nuovi elementi di opacità e discrezionalità.

    Tra gli aspetti critici vi è l’abolizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale quale criterio di accesso alle procedure di reclutamento, sostituita da parametri di produttività scientifica che saranno definiti dall’ANVUR attraverso criteri ancora non chiariti. Si affida così a un organismo tecnico-amministrativo un potere enorme nella definizione delle carriere universitarie, senza adeguate garanzie di trasparenza e con il rischio di un crescente controllo politico sul sistema accademico.

    Preoccupa inoltre il meccanismo di autocertificazione previsto per l’accesso alle selezioni: le verifiche sulla veridicità delle dichiarazioni vengono demandate ex post agli atenei, con inevitabili disparità di trattamento tra università e il concreto rischio di dichiarazioni false difficilmente verificabili.

    Anche il sistema delle commissioni solleva forti criticità. Sebbene il testo preveda il sorteggio dei commissari per limitare favoritismi e logiche localistiche, resta la possibilità per gli atenei di nominare membri interni senza criteri definiti. Una soluzione che non elimina il rischio di condizionamenti, ma anzi mantiene ampi margini di discrezionalità.

    La valutazione delle candidature appare altrettanto problematica. La prova didattica prevista dalla riforma non ha modalità definite e il peso relativo rispetto alla valutazione delle pubblicazioni scientifiche non viene specificato. Si lascia così alla commissione una discrezionalità eccessiva, senza criteri uniformi e verificabili.

    Particolarmente grave è poi il superamento del sistema degli idonei a favore dell’individuazione di un unico “più meritevole”. I dipartimenti perderanno la possibilità di scegliere tra più candidati idonei, ma allo stesso tempo la chiamata diretta potrà comunque avvenire anche su soggetti diversi da quello individuato dalla commissione, aprendo ulteriormente la strada a favoritismi e pratiche opache.

    Infine, la riforma introduce un nuovo criterio premiale nella distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), legato alla valutazione del personale reclutato dopo tre anni di servizio. Un meccanismo che rischia di accentuare le disuguaglianze tra atenei e discipline scientifiche, ignorando le profonde differenze nei tempi e nelle modalità della ricerca nei diversi settori. Anche in questo caso si attribuisce ad ANVUR un ulteriore potere valutativo senza criteri chiaramente definiti, rafforzando il controllo politico sulla distribuzione delle risorse universitarie.

    Questa riforma non garantisce maggiore trasparenza. Al contrario, aumenta la discrezionalità, indebolisce le garanzie nazionali e apre nuovi spazi a interferenze politiche e logiche di potere all’interno del sistema universitario.

    Per questo come LINK rivolgiamo un appello a tutte le forze parlamentari affinché respingano questo provvedimento e votino contro una riforma che mette a rischio l’autonomia dell’università pubblica, la libertà della ricerca e la credibilità del reclutamento accademico nel nostro Paese.

  • CONTRO LO SMANTELLAMENTO DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA E LA REPRESSIONE DI CHI LA VIVE

    CONTRO LO SMANTELLAMENTO DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA E LA REPRESSIONE DI CHI LA VIVE

    Negli ultimi mesi le dichiarazioni del Ministero dell’Università e della ricerca, della Ministra Bernini e di tanti soggetti che agiscono sistemi di repressione e definanziamento di questi spazi sono diventate inaccettabili per la componente accademica. La volontà di reprimere la voce di studentesse e studenti tramite il richiamo fatto alla CRUI, le ultime dichiarazioni in merito alla volontà di porre sotto controllo governativo l’ANVUR, il continuo ignorare la voce degli studenti e della componente accademica in merito alla situazione disastrosa dei finanziamenti e dei rapporti delle università con il sistema bellico e sionista, la riforma dell’accesso a medicina. Questi elementi ci restituiscono come la Ministra Bernini e questo governo stiano gettando fumo negli occhi all’opinione pubblica mentre sottobanco stanno attuando il più becero dei piani dalla Gelmini ad oggi: smantellare il sistema universitario pubblico senza che nessuno se ne accorga, con singole riforme estremamente problematiche che stanno lasciando gli atenei nel più totale caos. Noi non ci stiamo, vogliamo smascherare questo sistema di definanziamento e controllo. 


    NO KINGS (OR QUEENS) 

    La recente notizia del progetto di Galli della Loggia ci lascia perplessi e amareggiati sotto una serie di punti di vista:

    primo fra tutti la volontà di aumentare la durata del mandato dei rettori e dei direttori generali da sei ad otto anni (una durata che non si vede neanche quando si parla di elezioni governative, regionali o comunali) che evidenzia come le figure dei rettori stiano diventando sempre più vicine a quelle dei CEO delle aziende, senza possibilità di essere messe in discussione. Non sarebbe neppure più previsto il limite di un mandato ma un imbarazzante plebiscito di “conferma in carica”, senza candidature alternative, a metà incarico.

    In un un momento in cui la componente accademica è sempre più invisibilizzata e silenziata non pensiamo sia ammissibile questo tipo di modello.

    IL CONTROLLO SUI LUOGHI DELLA RAPPRESENTANZA È SOLO UN’ALTRA FACCIA DELLA REPRESSIONE

    Inoltre crediamo sia inaccettabile che vengano ritenuti necessari rappresentanti del M.U.R. nei Consigli di Amministrazione delle Università: quando denunciavamo la carenza di fondi nelle università pubbliche non intendevamo concepire un modello di controllo sulla gestione dei fondi delle università così rigido. Il Ministero dell’università e della ricerca dovrebbe garantire un finanziamento adeguato e delle linee guida per la gestione dei fondi sul territorio nazionale sulla base delle necessità della singola università e del singolo territorio, non un guardiano che si accerti che la componente accademica stia al proprio posto e che si facciano gli interessi dei privati e delle aziende che siedono nei CdA.

    ANVUR IS WATCHING US

    Preoccupante inoltre i provvedimenti che riguardano l’ANVUR, l’Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca che da anni contribuisce ad ampliare la forbice dei finanziamenti statali tra gli atenei (privilegiando gli atenei “più produttivi”). Con la revisione dell’attuale regolamento vengono ampliati e irrobustiti i poteri di valutazione di questa agenzia (ad esempio applicandoli anche agli AFAM) e viene legata a doppio filo al controllo governativo rendendo il ministero agente attivo nel definire gli obiettivi di queste valutazioni. Questo modello di valutazione e finanziamento contribuisce e contribuirà a chiudere gli atenei più piccoli e a concentrare finanziamenti e potere negli atenei più grandi, aggravando così diseguaglianze economiche e sociali tra i grandi centri e le aree provinciali interne.

    Dove è finita la volontà di finanziare l’università che questo Governo tanto decantava quando le uniche riforme che ha fatto hanno l’obiettivo di controllare, definanziare e assoggettare i luoghi della formazione alla volontà della politica e agli interessi dei privati?

    L3 STUDENT3 SANNO DA CHE PARTE STARE… 

    Rispetto alle dichiarazioni e ai richiami fatti alla CRUI in merito al controllare le occupazioni e il dissenso da parte dell3 student3 negli atenei crediamo sia un segnale forte della deriva che questo Governo sta prendendo: la repressione a tutti i costi.

    Diciamo a gran voce però che finchè l3 student3 e le loro rivendicazioni non verranno ascoltate e non verranno attuate dalle università non ci sarà misura repressiva adeguata a contenere le nostre voci.

    Da mesi lottiamo per costruire un’altra università e non ci fermeremo adesso, ci troverete nei prossimi giorni nelle nostre università per costruire momenti di confronto e attivazione in tutta Italia!


    attivati con noi nelle università