Approda alla Camera il disegno di legge già approvato dal Senato lo scorso dicembre sulla riforma del reclutamento universitario. Un provvedimento che rischia di compromettere ulteriormente autonomia, trasparenza e qualità del sistema universitario italiano.
Come LINK – Coordinamento Universitario sosteniamo che questa riforma vada a modificare profondamente il sistema di selezione del personale docente e ricercatore, peggiorando gli effetti già prodotti dalla riforma Gelmini e introducendo nuovi elementi di opacità e discrezionalità.
Tra gli aspetti critici vi è l’abolizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale quale criterio di accesso alle procedure di reclutamento, sostituita da parametri di produttività scientifica che saranno definiti dall’ANVUR attraverso criteri ancora non chiariti. Si affida così a un organismo tecnico-amministrativo un potere enorme nella definizione delle carriere universitarie, senza adeguate garanzie di trasparenza e con il rischio di un crescente controllo politico sul sistema accademico.
Preoccupa inoltre il meccanismo di autocertificazione previsto per l’accesso alle selezioni: le verifiche sulla veridicità delle dichiarazioni vengono demandate ex post agli atenei, con inevitabili disparità di trattamento tra università e il concreto rischio di dichiarazioni false difficilmente verificabili.
Anche il sistema delle commissioni solleva forti criticità. Sebbene il testo preveda il sorteggio dei commissari per limitare favoritismi e logiche localistiche, resta la possibilità per gli atenei di nominare membri interni senza criteri definiti. Una soluzione che non elimina il rischio di condizionamenti, ma anzi mantiene ampi margini di discrezionalità.
La valutazione delle candidature appare altrettanto problematica. La prova didattica prevista dalla riforma non ha modalità definite e il peso relativo rispetto alla valutazione delle pubblicazioni scientifiche non viene specificato. Si lascia così alla commissione una discrezionalità eccessiva, senza criteri uniformi e verificabili.
Particolarmente grave è poi il superamento del sistema degli idonei a favore dell’individuazione di un unico “più meritevole”. I dipartimenti perderanno la possibilità di scegliere tra più candidati idonei, ma allo stesso tempo la chiamata diretta potrà comunque avvenire anche su soggetti diversi da quello individuato dalla commissione, aprendo ulteriormente la strada a favoritismi e pratiche opache.
Infine, la riforma introduce un nuovo criterio premiale nella distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), legato alla valutazione del personale reclutato dopo tre anni di servizio. Un meccanismo che rischia di accentuare le disuguaglianze tra atenei e discipline scientifiche, ignorando le profonde differenze nei tempi e nelle modalità della ricerca nei diversi settori. Anche in questo caso si attribuisce ad ANVUR un ulteriore potere valutativo senza criteri chiaramente definiti, rafforzando il controllo politico sulla distribuzione delle risorse universitarie.
Questa riforma non garantisce maggiore trasparenza. Al contrario, aumenta la discrezionalità, indebolisce le garanzie nazionali e apre nuovi spazi a interferenze politiche e logiche di potere all’interno del sistema universitario.
Per questo come LINK rivolgiamo un appello a tutte le forze parlamentari affinché respingano questo provvedimento e votino contro una riforma che mette a rischio l’autonomia dell’università pubblica, la libertà della ricerca e la credibilità del reclutamento accademico nel nostro Paese.


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