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  • 14 NOVEMBRE – sciopero studentesco – UN’ALTRA UNIVERSITÀ È POSSIBILE

    14 NOVEMBRE – sciopero studentesco – UN’ALTRA UNIVERSITÀ È POSSIBILE




    Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un’escalation di dichiarazioni e provvedimenti da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca, della Ministra Bernini e di tutti quei soggetti che, da anni, portano avanti politiche di repressione, controllo e definanziamento dell’università pubblica. Dal richiamo alla CRUI per reprimere le voci di studenti e docenti, alla volontà di porre sotto controllo governativo l’ANVUR, fino al silenzio sui rapporti tra le università e la filiera bellica e alla riforma dell’accesso a Medicina, a un definanziamento generale, narrato come grande vittoria dalla ministra: tutto mostra chiaramente l’obiettivo di questo governo: Smantellare l’università pubblica pezzo dopo pezzo, fingendo di riformarla.

    Ma la comunità studentesca non ci sta. Smascheriamo questo progetto di definanziamento e controllo. Rivendichiamo un’università pubblica, finanziata, vicina all3 studenti e libera dal controllo del governo.



    NO KINGS (OR QUEENS) – NO UNIVERSITÀ-AZIENDA

    Il progetto di Galli della Loggia è solo l’ennesima conferma della deriva autoritaria e aziendalista dell’università:

    • l’aumento della durata dei mandati di rettori e direttori generali da 6 a 8 anni
    • la possibilità di un plebiscito di conferma senza candidature alternative.

    Una logica che trasforma i rettori in CEO di aziende, intoccabili e incontestabili, mentre la componente accademica viene silenziata, diminuendo le rappresentanze studentesche ed eliminando quelle del personale tecnico amministrativo e bibliotecario.
    Rifiutiamo questo modello. L’università non è un’impresa, è un luogo di sapere.



    CONTROLLO e REPRESSIONE

    Riteniamo inaccettabile la proposta di inserire rappresentanti del MUR nei Consigli di Amministrazione degli atenei.
    Questo non è supporto, è sorveglianza.
    Il Ministero dovrebbe garantire fondi adeguati e autonomia gestionale, non imporre controlli e logiche privatistiche.

    L’università non può diventare un luogo dove la componente accademica è costretta a “stare al proprio posto” per fare gli interessi dei privati.



    ANVUR IS WATCHING US

    L’ANVUR l’agenzia nazionale per la valutazione di università e ricerca, già responsabile di ampliare il divario tra atenei ricchi e poveri, oggi viene ulteriormente potenziata e posta sotto diretto controllo governativo.
    Le nuove misure la rendono strumento politico di valutazione e repressione, rafforzando il modello meritocratico e competitivo che penalizza gli atenei più piccoli e le aree interne.

    È questo il futuro dell’università pubblica?
    Un sistema che definanzia, esclude e centralizza il potere?

    Questo governo non vuole un’università migliore: vuole un’università obbediente.



    L3 STUDENTI SANNO DA CHE PARTE STARE

    I richiami alla CRUI per “controllare le occupazioni” e reprimere il dissenso mostrano chiaramente la direzione presa dal governo: la repressione a tutti i costi.
    Ma noi diciamo forte e chiaro: nessuna misura repressiva ci può zittire.

    L’ANVUR, il MUR e questo governo vogliono trasformare l’università in un’azienda, accessibile da un élite abbiente.
    Noi vogliamo un’università pubblica, solidale, gratuita, decoloniale e transfemminista , che produca sapere critico, non profitto e guerra.

    Finché le nostre rivendicazioni non verranno ascoltate, continueremo a mobilitarci.
    Da anni lottiamo per un’altra università, e non ci fermeremo ora.
    Saremo in ogni ateneo, in ogni aula, in ogni strada.


    Il 14 novembre saremo in piazza, per lo sciopero nazionale studentesco e della filiera della conoscenza.
    Un altro mondo, un’altra università è possibile


  • Al vostro Silenzio seguirà il Nostro Rumore

    Al vostro Silenzio seguirà il Nostro Rumore

    Oggi vogliamo interrogare i vertici delle governance di tutti gli atenei del paese rispetto a una serie di questioni che stanno alla base dell’impalcatura del nostro sistema di istruzione pubblica universitaria, al fine di caldeggiare tutte le anime della comunità accademica, una volta per tutte, a prendere una posizione chiara in questo panorama complessivo quantomeno preoccupante sul piano nazionale e locale.

    … a lungo andare il silenzio dei vertici degli atenei diventa servilismo complice.

    Da almeno venti anni, come studentesse e studenti abbiamo lanciato l’allarme negli organi di governo di ogni ateneo e non solo rispetto alla deriva drammatica che l’abbattimento complessivo dei finanziamenti sull’istruzione pubblica ha assunto nel nostro paese, con ricadute problematiche e di questi tempi fatali.
    Sono tantissimi gli esempi delle conseguenze di ripetute condotte di tagli, sotto-finanziamenti e svalutazioni pubbliche sul ruolo dell’Università. Dovrebbe essere chiaro a tutti che non è in alcun modo possibile garantire una didattica universalmente accessibile e di qualità dopo decenni di riduzione sull’organico, sugli spazi, sulle strutture. Di fronte a questa situazione drammatica l’unica soluzione nel breve periodo risulta essere quella di ridurre la platea degli studenti, bloccare la domanda, limitare l’accesso all’istruzione superiore. Questa è la soluzione facile, quella che nasconde sotto il tappeto i problemi e va avanti: poco importa se viene meno il diritto allo studio e l’accesso all’istruzione pubblica.

    Molti delle amministrazioni universitarie potranno obiettare: “Ma cosa ne possiamo noi? Il ministero chiude il rubinetto, noi possiamo solo scegliere cosa fare con il poco che ci viene dato!”. Ecco, questa è la mentalità che ha permesso ai ministri e ai governanti di questo Paese di agire indisturbati e di procedere, smontando mattone per mattone l’istituzione universitaria. L’Università non è un ufficio pubblico che applica pedissequamente le indicazioni arrivate dall’alto, è un luogo di formazione ed elaborazione politica, e come tale deve tornare a porsi. Dalle Università sono partiti movimenti politici e sociali, questi stessi luoghi, nella storia, sono stati propulsori di grandi cambiamenti che hanno cambiato spesso gli assetti dei paesi in cui è stata esercitata una pressione, uno stimolo intellettuale e una pratica alternativa di come intendere la società. Siamo consapevoli che tali parole, in questa fase storica, possano apparire come un esercizio retorico fine a se stesso e poco attento alla cruda realtà composta da vincoli economico-finanziari, criteri di valutazione e standard di rendimento. Siamo ben consci di questa condizione del mondo dell’istruzione e della realtà che ci circonda nel suo complesso. Tuttavia, crediamo anche nella responsabilità che chi subisce tali forme di controllo e gestione abbia dopo anni e anni di silenzio. Crediamo, allo stesso tempo, che a lungo andare il silenzio dei vertici degli atenei che vengono dissanguati dai governi diventi servilismo complice.

    La nostra azione di oggi non vuole però essere una sentenza definitiva di un nostro processo politico. Siamo qui per porvi una domanda tanto chiara quanto responsabilizzante: noi studentesse e studenti vogliamo prendere parola e dire la nostra, interpellando, per l’ennesima volta, il governo in carica rispetto all’ottica che vuole assumere nell’ambito dell’istruzione universitaria.

    Che i vertici dell’ateneo si espongano pubblicamente contro questa vergogna, perché di questo si tratta.

    Noi studentesse e studenti siamo pronti a esporci in prima persona, collettivamente, per prendere parola e esercitare una pressione nei confronti di chi detiene la gestione delle risorse ministeriali e ne disciplina la propria redistribuzione negli atenei, dettandone contemporaneamente gli standard da mantenere.
    Quello che chiediamo a voi è di fare lo stesso e dichiarare una volta per tutte, in maniera chiara, di essere intenzionati a schierarvi in prima linea, operando una chiamata agli altri atenei d’Italia per interpellare il ministero e chiedere l’avvio di lavori per un cambiamento radicale di rotta. Qualora a questo intervento seguisse l’ennesimo silenzio, dedurremo un’automatica dichiarazione silenziosa, ma non muta di volervi piegare e diventare complici di quanto oggi ci sta progressivamente annichilendo. Di chi sta annichilendo il paese, il valore della conoscenza e il bene sociale che dovrebbe rappresentare l’istruzione pubblica.

    Se ciò non avverrà ci troverete ancora una volta nelle università occupate, nelle piazze piene, nelle esperienze di lotta e condivisione che da più di un anno attraversano il paese: contro i tagli e il precariato, contro i sistemi di repressione e controllo, contro l’università del merito e dei pochi saremo la vostra spina nel fianco, al vostro silenzio opporremo il nostro rumore.

  • Il nostro intervento all’Assemblea nazionale delle precarie – 8/9 febbraio Bologna

    Innanzitutto ringraziamo per l’organizzazione di quest’assemblea perché è evidente che l’assenza di una solidarietà anche solo umana nella comunità accademica è il primo dei problemi che oggi stiamo affrontando organizzando assemblee aperte in ognuno degli atenei che oggi rappresentiamo.

    Costruire un’università pubblica, gratuita e libera dalle spinte militariste e delle grandi aziende non è solo un obiettivo ma una necessità.

    Come studentesse e studenti del paese in questi mesi abbiamo colto la necessità sempre più profonda di attivarci insieme a tutta la comunità accademica. Insieme a dottorande, ricercatrici e lavoratrici stiamo vivendo il peso di attraversare gli organi negli atenei, di costruire insieme mozioni da presentare alle governance, di confrontarci con delle realtà spesso respingenti e che da anni abbandonano tutta la componente accademica. Vogliamo continuare a farlo, per tutte, provando sempre di più ad allargare il fronte che ci unisce, con l’obiettivo di cambiare davvero questo sistema.

    A partire dall’anno scorso, con il manifesto per un’altra università abbiamo iniziato a creare una rete di confronto che ha portato ad alcuni spunti che volevamo condividere con voi, non solo per opporsi a questo governo e alle riforme che sta portando, ma mirando a riformare il sistema universitario tutto per costruire un’alternativa: prima fra tutte c’è stata la necessità di costruire convergenza insieme a tutte coloro vedano i loro bisogni e i loro desideri invisibilizzati, il loro futuro cancellato.

    Solo costruendo spazi di confronto e convergenza, solo con momenti come questo riusciremo a riportare le esigenze della nostra comunità: perché è fondamentale cominciare a considerarci una comunità in un momento in cui ci dividono e ci relegano nelle nostre aule, nei nostri uffici, nei nostri laboratori, noi siamo la comunità accademica e vogliamo delle risposte dalla classe politica di questo paese.

    Costruiamo insieme assemblee permanenti all’interno di tutti gli atenei, estendendo il discorso a tutte le categorie che non solo vengono precarizzate da questo DDL ma che vogliono costruire un’altra università.

    A Pisa, forti di una convergenza costruita con i movimenti del territorio, abbiamo contribuito alla mobilitazione capillare della componente studentesca con girocorsi, assemblee di dipartimento ed ateneo, dialogo con il personale strutturato, tecnico-amministrativo ed esternalizzato. Si è creata una comunità trasversale, si è costruita consapevolezza generalizzata della situazione emergenziale. Abbiamo attraversato la nostra città nella forma di un corteo cittadino con migliaia di studentesse, ma dedicando la testa alle soggettività precarie, due volte in quindici giorni con un’occupazione nel mezzo.

    A Milano, insieme all’assemblea precaria milanese abbiamo portato nel consiglio degli studenti della Bicocca una mozione, chiedendo l’istituzione di un osservatorio per la precarietà ma soprattutto chiedendo una presa di posizione contro il DDL da parte della rettrice Iannantuoni, che è anche la presidente della CRUI. Sosterremo la stessa mozione nel Senato Accademico di Bicocca, Statale e Politecnico.

    Potremmo fare altri esempi perché attraversiamo tante altre assemblee precarie ma non è tanto un elenco di pratiche che vogliamo fare quanto una dimostrazione plastica del potenziale di un’assemblea permanente di ateneo che sostiene l’agitazione che stiamo ricercando. Noi oggi qui vediamo l’urgenza di bloccare un ddl e stabilizzare 30.000 precari ma domani vogliamo anche costruire un argine di lotta affinché davvero le rivendicazioni che abbiamo condiviso tutti e tutte riescano a vedere la luce.

    …crediamo nello sguardo lungo che dovrà avere questa mobilitazione

    A questo proposito ribadiamo che la questione ANVUR, Qualità della Didattica e Diritto allo Studio devono poter emergere proprio perché tra le mobilitazioni che citiamo più spesso c’è proprio il blocco della didattica: studenti e studentesse incazzati di un’università deludente che non riesce a fornire altro che un pezzo di carta e tanta ansia da prestazione si mobiliteranno per poter studiare davvero, invece di dover vincere un percorso a ostacoli entro un tempo predeterminato.

    Costruire un’università pubblica, gratuita e libera dalle spinte militariste e delle grandi aziende non è solo un obiettivo ma una necessità.

    Soprattutto come componente studentesca sentiamo la necessità di restituire decisionalità ai luoghi della rappresentanza non solo negli atenei ma anche al livello nazionale. Siamo stanche delle briciole che dalla Gelmini in poi il sistema di rappresentanza ci lascia, vogliamo una decisionalità reale non solo per le studentesse ma per tutte e tutti.

    Per questo crediamo nello sguardo lungo che dovrà avere questa mobilitazione e per questo vi invitiamo a coinvolgere le parti studentesche che evidentemente ancora non si sono sentite coinvolte o toccate da questi attacchi. Se vorremo occupare uno, due, tre o quanti rettorati volete voi, noi saremo lì per un altro futuro, per un’altra università.

    Rilanciamo l’appello delle studentesse serbe: serve una mobilitazione capillare in tutto il paese, dobbiamo rilanciare e amplificare ogni forma di attivazione possibile, perché così non si cambiano solo i nostri atenei ma si cambia tutto il paese,
    per tutte e tutti costruiamo insieme un’altra università.

  • Comunicato ANTIFASCISTA

    Comunicato ANTIFASCISTA

    il 17 Gennaio in decine di piazze si sono svolte manifestazioni contro il ddl sicurezza, per difendere la libertà di pensiero e di dissenso. Anche studenti e giovani si sono attivati nelle scuole, università e piazze di tutto il Paese.

    Insieme a numerose associazioni ci siamo attivati per tenere attiva l’attenzione sul ddl 1660, che non possiamo ignorare e che è nell’interesse di tutti denunciare. Stanno venendo compresse tutte le forme di dissenso, che siano pacifiche o meno. Le zone rosse individuate dal governo e i recenti scontri nelle piazze dimostrano però come il ddl sicurezza sia già realtà. “Oggi ci siamo ritrovati nelle piazze di tutto il Paese per dire di no al ddl paura, volto a criminalizzare e reprimere qualsiasi forma di dissenso – dichiara Tess Kukich, coordinatore nazionale della Rete della Conoscenza – c’è un urgente bisogno impellente di impedire la deriva autoritaria del Paese.

    …Il DDL sicurezza costringe gli atenei a collaborare con i servizi segreti

    Si stanno sommando le attivazioni anche dalle scuole, dopo le numerose proteste già portate avanti nelle ultime settimane. Secondo gli studenti la stretta autoria che il governo vuole applicare nel Paese trova una sua fiera dimostrazione nelle scuole, dopo le numerose querele del ministro e le minacce verso gli studenti che hanno occupato i loro istituti. “Questo governo e Valditara in particolare temono il dissenso – continua Tommaso Martelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti- la riforma della condotta e la tempesta di querele provenienti dal ministero dimostrano la volontà di abbattere la partecipazione attiva fra gli studenti”

    Il DDL sicurezza non lascia libere neanche le università, costringendo gli atenei a collaborare con i servizi segreti, dando informazioni sulle attività della comunità studentesca e ricercatrice, anche in deroga alle normative sulla riservatezza. “ È a rischio anche la libertà accademica” -conclude Arianna d’Archivio, coordinatrice nazionale di Link coordinamento universitario -il governo e la ministra Bernini intendono comprimere lo spazio di manovra delle organizzazioni studentesche negli atenei.”