Categoria: News

  • Rinnovo accordi PoliMi con Leonardo S.p.A – dossier

    Rinnovo accordi PoliMi con Leonardo S.p.A – dossier

    Leonardo S.p.A. è la più grande azienda bellica in Italia e tra le più importanti in Europa. È stata più volte accusata di collaborare attivamente alla violazione dei diritti umani, dai massacri in Sudan e Yemen fino al genocidio a Gaza, continuando a guadagnare nonostante sia chiaro che la tecnologia e i servizi venduti vengono usati a sfregio dei princìpi del diritto internazionale.

    Il Politecnico di Milano sostiene Leonardo S.p.A., fornendo formazione e ricerca tecnica su commissione.

    Noi, come Studenti Indipendenti, in collaborazione con Polimi4Gaza, un’associazione di studenti e professori che negli anni ha cercato di convincere il Politecnico a schierarsi apertamente contro il genocidio a Gaza, abbiamo stilato un dossier inedito sugli accordi che il Politecnico ha con la Leonardo S.p.A., nella speranza di rendere gli studenti, che frequentano l’università, partecipi dell’entità di tali accordi e di poter avere voce in capitolo sui futuri accordi che verranno stipulati nei prossimi mesi. 

    Il rapporto tra l’Ateneo e la società è infatti regolato da una Convenzione Quadra (anche detta Accordo Quadro) che disciplina come i singoli dipartimenti del Politecnico debbano siglare contratti specifici e operativi con l’azienda. L’accordo quadro tra il Politecnico e Leonardo S.p.a. è scaduto nel 2026 e la governance sta attualmente lavorando per stipulare un nuovo accordo che avrà validità per i prossimi tre anni.

    È fondamentale far comprendere agli studenti che solo lo 0,4% dei fondi del Politecnico viene da Leonardo S.p.A., per lo più a favore di docenti e ricercatori, senza un beneficio reale per gli studenti. Inoltre, Leonardo S.p.A. rivendica per sé la proprietà intellettuale della ricerca e dei brevetti sviluppati dal Politecnico, vincolando la segretezza e impedendo ad un’università pubblica di usare queste conoscenze in altri settori.

    Questo documento si propone di informare il pubblico sull’entità e la natura dei finanziamenti che il Politecnico riceve da Leonardo S.p.A., nonché riportare dati inediti sulla ricerca che l’Ateneo svolge per l’azienda.

  • IL RECLUTAMENTO UNIVERSITARIO NON PUÒ DIVENTARE STRUMENTO DI CONTROLLO POLITICO

    IL RECLUTAMENTO UNIVERSITARIO NON PUÒ DIVENTARE STRUMENTO DI CONTROLLO POLITICO

    Approda alla Camera il disegno di legge già approvato dal Senato lo scorso dicembre sulla riforma del reclutamento universitario. Un provvedimento che rischia di compromettere ulteriormente autonomia, trasparenza e qualità del sistema universitario italiano.

    Come LINK – Coordinamento Universitario sosteniamo che questa riforma vada a modificare profondamente il sistema di selezione del personale docente e ricercatore, peggiorando gli effetti già prodotti dalla riforma Gelmini e introducendo nuovi elementi di opacità e discrezionalità.

    Tra gli aspetti critici vi è l’abolizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale quale criterio di accesso alle procedure di reclutamento, sostituita da parametri di produttività scientifica che saranno definiti dall’ANVUR attraverso criteri ancora non chiariti. Si affida così a un organismo tecnico-amministrativo un potere enorme nella definizione delle carriere universitarie, senza adeguate garanzie di trasparenza e con il rischio di un crescente controllo politico sul sistema accademico.

    Preoccupa inoltre il meccanismo di autocertificazione previsto per l’accesso alle selezioni: le verifiche sulla veridicità delle dichiarazioni vengono demandate ex post agli atenei, con inevitabili disparità di trattamento tra università e il concreto rischio di dichiarazioni false difficilmente verificabili.

    Anche il sistema delle commissioni solleva forti criticità. Sebbene il testo preveda il sorteggio dei commissari per limitare favoritismi e logiche localistiche, resta la possibilità per gli atenei di nominare membri interni senza criteri definiti. Una soluzione che non elimina il rischio di condizionamenti, ma anzi mantiene ampi margini di discrezionalità.

    La valutazione delle candidature appare altrettanto problematica. La prova didattica prevista dalla riforma non ha modalità definite e il peso relativo rispetto alla valutazione delle pubblicazioni scientifiche non viene specificato. Si lascia così alla commissione una discrezionalità eccessiva, senza criteri uniformi e verificabili.

    Particolarmente grave è poi il superamento del sistema degli idonei a favore dell’individuazione di un unico “più meritevole”. I dipartimenti perderanno la possibilità di scegliere tra più candidati idonei, ma allo stesso tempo la chiamata diretta potrà comunque avvenire anche su soggetti diversi da quello individuato dalla commissione, aprendo ulteriormente la strada a favoritismi e pratiche opache.

    Infine, la riforma introduce un nuovo criterio premiale nella distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), legato alla valutazione del personale reclutato dopo tre anni di servizio. Un meccanismo che rischia di accentuare le disuguaglianze tra atenei e discipline scientifiche, ignorando le profonde differenze nei tempi e nelle modalità della ricerca nei diversi settori. Anche in questo caso si attribuisce ad ANVUR un ulteriore potere valutativo senza criteri chiaramente definiti, rafforzando il controllo politico sulla distribuzione delle risorse universitarie.

    Questa riforma non garantisce maggiore trasparenza. Al contrario, aumenta la discrezionalità, indebolisce le garanzie nazionali e apre nuovi spazi a interferenze politiche e logiche di potere all’interno del sistema universitario.

    Per questo come LINK rivolgiamo un appello a tutte le forze parlamentari affinché respingano questo provvedimento e votino contro una riforma che mette a rischio l’autonomia dell’università pubblica, la libertà della ricerca e la credibilità del reclutamento accademico nel nostro Paese.

  • 14 NOVEMBRE – sciopero studentesco – UN’ALTRA UNIVERSITÀ È POSSIBILE

    14 NOVEMBRE – sciopero studentesco – UN’ALTRA UNIVERSITÀ È POSSIBILE




    Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un’escalation di dichiarazioni e provvedimenti da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca, della Ministra Bernini e di tutti quei soggetti che, da anni, portano avanti politiche di repressione, controllo e definanziamento dell’università pubblica. Dal richiamo alla CRUI per reprimere le voci di studenti e docenti, alla volontà di porre sotto controllo governativo l’ANVUR, fino al silenzio sui rapporti tra le università e la filiera bellica e alla riforma dell’accesso a Medicina, a un definanziamento generale, narrato come grande vittoria dalla ministra: tutto mostra chiaramente l’obiettivo di questo governo: Smantellare l’università pubblica pezzo dopo pezzo, fingendo di riformarla.

    Ma la comunità studentesca non ci sta. Smascheriamo questo progetto di definanziamento e controllo. Rivendichiamo un’università pubblica, finanziata, vicina all3 studenti e libera dal controllo del governo.



    NO KINGS (OR QUEENS) – NO UNIVERSITÀ-AZIENDA

    Il progetto di Galli della Loggia è solo l’ennesima conferma della deriva autoritaria e aziendalista dell’università:

    • l’aumento della durata dei mandati di rettori e direttori generali da 6 a 8 anni
    • la possibilità di un plebiscito di conferma senza candidature alternative.

    Una logica che trasforma i rettori in CEO di aziende, intoccabili e incontestabili, mentre la componente accademica viene silenziata, diminuendo le rappresentanze studentesche ed eliminando quelle del personale tecnico amministrativo e bibliotecario.
    Rifiutiamo questo modello. L’università non è un’impresa, è un luogo di sapere.



    CONTROLLO e REPRESSIONE

    Riteniamo inaccettabile la proposta di inserire rappresentanti del MUR nei Consigli di Amministrazione degli atenei.
    Questo non è supporto, è sorveglianza.
    Il Ministero dovrebbe garantire fondi adeguati e autonomia gestionale, non imporre controlli e logiche privatistiche.

    L’università non può diventare un luogo dove la componente accademica è costretta a “stare al proprio posto” per fare gli interessi dei privati.



    ANVUR IS WATCHING US

    L’ANVUR l’agenzia nazionale per la valutazione di università e ricerca, già responsabile di ampliare il divario tra atenei ricchi e poveri, oggi viene ulteriormente potenziata e posta sotto diretto controllo governativo.
    Le nuove misure la rendono strumento politico di valutazione e repressione, rafforzando il modello meritocratico e competitivo che penalizza gli atenei più piccoli e le aree interne.

    È questo il futuro dell’università pubblica?
    Un sistema che definanzia, esclude e centralizza il potere?

    Questo governo non vuole un’università migliore: vuole un’università obbediente.



    L3 STUDENTI SANNO DA CHE PARTE STARE

    I richiami alla CRUI per “controllare le occupazioni” e reprimere il dissenso mostrano chiaramente la direzione presa dal governo: la repressione a tutti i costi.
    Ma noi diciamo forte e chiaro: nessuna misura repressiva ci può zittire.

    L’ANVUR, il MUR e questo governo vogliono trasformare l’università in un’azienda, accessibile da un élite abbiente.
    Noi vogliamo un’università pubblica, solidale, gratuita, decoloniale e transfemminista , che produca sapere critico, non profitto e guerra.

    Finché le nostre rivendicazioni non verranno ascoltate, continueremo a mobilitarci.
    Da anni lottiamo per un’altra università, e non ci fermeremo ora.
    Saremo in ogni ateneo, in ogni aula, in ogni strada.


    Il 14 novembre saremo in piazza, per lo sciopero nazionale studentesco e della filiera della conoscenza.
    Un altro mondo, un’altra università è possibile


  • CONTRO LO SMANTELLAMENTO DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA E LA REPRESSIONE DI CHI LA VIVE

    CONTRO LO SMANTELLAMENTO DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA E LA REPRESSIONE DI CHI LA VIVE

    Negli ultimi mesi le dichiarazioni del Ministero dell’Università e della ricerca, della Ministra Bernini e di tanti soggetti che agiscono sistemi di repressione e definanziamento di questi spazi sono diventate inaccettabili per la componente accademica. La volontà di reprimere la voce di studentesse e studenti tramite il richiamo fatto alla CRUI, le ultime dichiarazioni in merito alla volontà di porre sotto controllo governativo l’ANVUR, il continuo ignorare la voce degli studenti e della componente accademica in merito alla situazione disastrosa dei finanziamenti e dei rapporti delle università con il sistema bellico e sionista, la riforma dell’accesso a medicina. Questi elementi ci restituiscono come la Ministra Bernini e questo governo stiano gettando fumo negli occhi all’opinione pubblica mentre sottobanco stanno attuando il più becero dei piani dalla Gelmini ad oggi: smantellare il sistema universitario pubblico senza che nessuno se ne accorga, con singole riforme estremamente problematiche che stanno lasciando gli atenei nel più totale caos. Noi non ci stiamo, vogliamo smascherare questo sistema di definanziamento e controllo. 


    NO KINGS (OR QUEENS) 

    La recente notizia del progetto di Galli della Loggia ci lascia perplessi e amareggiati sotto una serie di punti di vista:

    primo fra tutti la volontà di aumentare la durata del mandato dei rettori e dei direttori generali da sei ad otto anni (una durata che non si vede neanche quando si parla di elezioni governative, regionali o comunali) che evidenzia come le figure dei rettori stiano diventando sempre più vicine a quelle dei CEO delle aziende, senza possibilità di essere messe in discussione. Non sarebbe neppure più previsto il limite di un mandato ma un imbarazzante plebiscito di “conferma in carica”, senza candidature alternative, a metà incarico.

    In un un momento in cui la componente accademica è sempre più invisibilizzata e silenziata non pensiamo sia ammissibile questo tipo di modello.

    IL CONTROLLO SUI LUOGHI DELLA RAPPRESENTANZA È SOLO UN’ALTRA FACCIA DELLA REPRESSIONE

    Inoltre crediamo sia inaccettabile che vengano ritenuti necessari rappresentanti del M.U.R. nei Consigli di Amministrazione delle Università: quando denunciavamo la carenza di fondi nelle università pubbliche non intendevamo concepire un modello di controllo sulla gestione dei fondi delle università così rigido. Il Ministero dell’università e della ricerca dovrebbe garantire un finanziamento adeguato e delle linee guida per la gestione dei fondi sul territorio nazionale sulla base delle necessità della singola università e del singolo territorio, non un guardiano che si accerti che la componente accademica stia al proprio posto e che si facciano gli interessi dei privati e delle aziende che siedono nei CdA.

    ANVUR IS WATCHING US

    Preoccupante inoltre i provvedimenti che riguardano l’ANVUR, l’Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca che da anni contribuisce ad ampliare la forbice dei finanziamenti statali tra gli atenei (privilegiando gli atenei “più produttivi”). Con la revisione dell’attuale regolamento vengono ampliati e irrobustiti i poteri di valutazione di questa agenzia (ad esempio applicandoli anche agli AFAM) e viene legata a doppio filo al controllo governativo rendendo il ministero agente attivo nel definire gli obiettivi di queste valutazioni. Questo modello di valutazione e finanziamento contribuisce e contribuirà a chiudere gli atenei più piccoli e a concentrare finanziamenti e potere negli atenei più grandi, aggravando così diseguaglianze economiche e sociali tra i grandi centri e le aree provinciali interne.

    Dove è finita la volontà di finanziare l’università che questo Governo tanto decantava quando le uniche riforme che ha fatto hanno l’obiettivo di controllare, definanziare e assoggettare i luoghi della formazione alla volontà della politica e agli interessi dei privati?

    L3 STUDENT3 SANNO DA CHE PARTE STARE… 

    Rispetto alle dichiarazioni e ai richiami fatti alla CRUI in merito al controllare le occupazioni e il dissenso da parte dell3 student3 negli atenei crediamo sia un segnale forte della deriva che questo Governo sta prendendo: la repressione a tutti i costi.

    Diciamo a gran voce però che finchè l3 student3 e le loro rivendicazioni non verranno ascoltate e non verranno attuate dalle università non ci sarà misura repressiva adeguata a contenere le nostre voci.

    Da mesi lottiamo per costruire un’altra università e non ci fermeremo adesso, ci troverete nei prossimi giorni nelle nostre università per costruire momenti di confronto e attivazione in tutta Italia!


    attivati con noi nelle università

  • Al vostro Silenzio seguirà il Nostro Rumore

    Al vostro Silenzio seguirà il Nostro Rumore

    Oggi vogliamo interrogare i vertici delle governance di tutti gli atenei del paese rispetto a una serie di questioni che stanno alla base dell’impalcatura del nostro sistema di istruzione pubblica universitaria, al fine di caldeggiare tutte le anime della comunità accademica, una volta per tutte, a prendere una posizione chiara in questo panorama complessivo quantomeno preoccupante sul piano nazionale e locale.

    … a lungo andare il silenzio dei vertici degli atenei diventa servilismo complice.

    Da almeno venti anni, come studentesse e studenti abbiamo lanciato l’allarme negli organi di governo di ogni ateneo e non solo rispetto alla deriva drammatica che l’abbattimento complessivo dei finanziamenti sull’istruzione pubblica ha assunto nel nostro paese, con ricadute problematiche e di questi tempi fatali.
    Sono tantissimi gli esempi delle conseguenze di ripetute condotte di tagli, sotto-finanziamenti e svalutazioni pubbliche sul ruolo dell’Università. Dovrebbe essere chiaro a tutti che non è in alcun modo possibile garantire una didattica universalmente accessibile e di qualità dopo decenni di riduzione sull’organico, sugli spazi, sulle strutture. Di fronte a questa situazione drammatica l’unica soluzione nel breve periodo risulta essere quella di ridurre la platea degli studenti, bloccare la domanda, limitare l’accesso all’istruzione superiore. Questa è la soluzione facile, quella che nasconde sotto il tappeto i problemi e va avanti: poco importa se viene meno il diritto allo studio e l’accesso all’istruzione pubblica.

    Molti delle amministrazioni universitarie potranno obiettare: “Ma cosa ne possiamo noi? Il ministero chiude il rubinetto, noi possiamo solo scegliere cosa fare con il poco che ci viene dato!”. Ecco, questa è la mentalità che ha permesso ai ministri e ai governanti di questo Paese di agire indisturbati e di procedere, smontando mattone per mattone l’istituzione universitaria. L’Università non è un ufficio pubblico che applica pedissequamente le indicazioni arrivate dall’alto, è un luogo di formazione ed elaborazione politica, e come tale deve tornare a porsi. Dalle Università sono partiti movimenti politici e sociali, questi stessi luoghi, nella storia, sono stati propulsori di grandi cambiamenti che hanno cambiato spesso gli assetti dei paesi in cui è stata esercitata una pressione, uno stimolo intellettuale e una pratica alternativa di come intendere la società. Siamo consapevoli che tali parole, in questa fase storica, possano apparire come un esercizio retorico fine a se stesso e poco attento alla cruda realtà composta da vincoli economico-finanziari, criteri di valutazione e standard di rendimento. Siamo ben consci di questa condizione del mondo dell’istruzione e della realtà che ci circonda nel suo complesso. Tuttavia, crediamo anche nella responsabilità che chi subisce tali forme di controllo e gestione abbia dopo anni e anni di silenzio. Crediamo, allo stesso tempo, che a lungo andare il silenzio dei vertici degli atenei che vengono dissanguati dai governi diventi servilismo complice.

    La nostra azione di oggi non vuole però essere una sentenza definitiva di un nostro processo politico. Siamo qui per porvi una domanda tanto chiara quanto responsabilizzante: noi studentesse e studenti vogliamo prendere parola e dire la nostra, interpellando, per l’ennesima volta, il governo in carica rispetto all’ottica che vuole assumere nell’ambito dell’istruzione universitaria.

    Che i vertici dell’ateneo si espongano pubblicamente contro questa vergogna, perché di questo si tratta.

    Noi studentesse e studenti siamo pronti a esporci in prima persona, collettivamente, per prendere parola e esercitare una pressione nei confronti di chi detiene la gestione delle risorse ministeriali e ne disciplina la propria redistribuzione negli atenei, dettandone contemporaneamente gli standard da mantenere.
    Quello che chiediamo a voi è di fare lo stesso e dichiarare una volta per tutte, in maniera chiara, di essere intenzionati a schierarvi in prima linea, operando una chiamata agli altri atenei d’Italia per interpellare il ministero e chiedere l’avvio di lavori per un cambiamento radicale di rotta. Qualora a questo intervento seguisse l’ennesimo silenzio, dedurremo un’automatica dichiarazione silenziosa, ma non muta di volervi piegare e diventare complici di quanto oggi ci sta progressivamente annichilendo. Di chi sta annichilendo il paese, il valore della conoscenza e il bene sociale che dovrebbe rappresentare l’istruzione pubblica.

    Se ciò non avverrà ci troverete ancora una volta nelle università occupate, nelle piazze piene, nelle esperienze di lotta e condivisione che da più di un anno attraversano il paese: contro i tagli e il precariato, contro i sistemi di repressione e controllo, contro l’università del merito e dei pochi saremo la vostra spina nel fianco, al vostro silenzio opporremo il nostro rumore.

  • Proposte controfinanziaria LINK COORDINAMENTO UNIVERSITARIO 2025

    Proposte controfinanziaria LINK COORDINAMENTO UNIVERSITARIO 2025

    In questo momento l’università pubblica è fortemente sotto attacco a causa del definanziamento strutturale operato da questo Governo e dal continuo delegare all’autonomia degli atenei la possibilità di avere accesso a fondi di aziende private, spesso complici attive nell’armare i conflitti e le guerre e nell’inquinamento dei territori. In questa finanziari continuano a mancare finanziamenti al diritto allo studio universitario quando vengono investiti milioni di euro nel settore bellico e nella difesa.

    Finanziamenti al Fondo di Finanziamento Ordinario

    Si richiedono 300 milioni di euro per finanziare il Fondo di Finanziamento Ordinario e garantire un finanziamento statale alle regioni che in questo momento non riescono a garantire le misure di diritto allo studio.

    Copertura degli idonei non beneficiari

    Sono necessari almeno 300 milioni di euro per la copertura delle borse di studio, prospettandosi un aumento degli idonei non beneficiari pari a 15 mila a causa dei tagli pari all’ammontare di 34 milioni di euro alle borse di studio. E’ inoltre necessario arrivare ad una copertura del 40% delle borse di studio relative agli anni successivi al primo: ad oggi si copre solo il 12%-14%.

    Finanziamento in residenze e studentati pubblici

    Sono necessari 750 milioni da investire in residenze e studentati pubblici, anche a fronte dell’assenza in futuro dei fondi del PNRR. E’ necessario un finanziamento in strutture pubbliche accessibili tramite il sistema del diritto allo studio e non per studentati di lussi e accessibili per merito.

    Copertura dei costi per la formazione dei futuri insegnanti

    Sono necessari 825 milioni di euro per la copertura dei costi dei percorsi per l’accesso all’insegnamento affinchè non incidano sulle famiglie e sugli studenti. E’ necessario che le università coprano le spese dei percorsi di 60 e 36 CFU.

    Finanziamenti per il supporto psicologico negli atenei

    Sono necessari almeno 225 milioni di euro per l’apertura di sportelli psicologici in tutte le università d’Italia con un numero di sedute adeguato al supporto psicologico degli studenti durante il percorso accademico.

  • Il nostro intervento all’Assemblea nazionale delle precarie – 8/9 febbraio Bologna

    Innanzitutto ringraziamo per l’organizzazione di quest’assemblea perché è evidente che l’assenza di una solidarietà anche solo umana nella comunità accademica è il primo dei problemi che oggi stiamo affrontando organizzando assemblee aperte in ognuno degli atenei che oggi rappresentiamo.

    Costruire un’università pubblica, gratuita e libera dalle spinte militariste e delle grandi aziende non è solo un obiettivo ma una necessità.

    Come studentesse e studenti del paese in questi mesi abbiamo colto la necessità sempre più profonda di attivarci insieme a tutta la comunità accademica. Insieme a dottorande, ricercatrici e lavoratrici stiamo vivendo il peso di attraversare gli organi negli atenei, di costruire insieme mozioni da presentare alle governance, di confrontarci con delle realtà spesso respingenti e che da anni abbandonano tutta la componente accademica. Vogliamo continuare a farlo, per tutte, provando sempre di più ad allargare il fronte che ci unisce, con l’obiettivo di cambiare davvero questo sistema.

    A partire dall’anno scorso, con il manifesto per un’altra università abbiamo iniziato a creare una rete di confronto che ha portato ad alcuni spunti che volevamo condividere con voi, non solo per opporsi a questo governo e alle riforme che sta portando, ma mirando a riformare il sistema universitario tutto per costruire un’alternativa: prima fra tutte c’è stata la necessità di costruire convergenza insieme a tutte coloro vedano i loro bisogni e i loro desideri invisibilizzati, il loro futuro cancellato.

    Solo costruendo spazi di confronto e convergenza, solo con momenti come questo riusciremo a riportare le esigenze della nostra comunità: perché è fondamentale cominciare a considerarci una comunità in un momento in cui ci dividono e ci relegano nelle nostre aule, nei nostri uffici, nei nostri laboratori, noi siamo la comunità accademica e vogliamo delle risposte dalla classe politica di questo paese.

    Costruiamo insieme assemblee permanenti all’interno di tutti gli atenei, estendendo il discorso a tutte le categorie che non solo vengono precarizzate da questo DDL ma che vogliono costruire un’altra università.

    A Pisa, forti di una convergenza costruita con i movimenti del territorio, abbiamo contribuito alla mobilitazione capillare della componente studentesca con girocorsi, assemblee di dipartimento ed ateneo, dialogo con il personale strutturato, tecnico-amministrativo ed esternalizzato. Si è creata una comunità trasversale, si è costruita consapevolezza generalizzata della situazione emergenziale. Abbiamo attraversato la nostra città nella forma di un corteo cittadino con migliaia di studentesse, ma dedicando la testa alle soggettività precarie, due volte in quindici giorni con un’occupazione nel mezzo.

    A Milano, insieme all’assemblea precaria milanese abbiamo portato nel consiglio degli studenti della Bicocca una mozione, chiedendo l’istituzione di un osservatorio per la precarietà ma soprattutto chiedendo una presa di posizione contro il DDL da parte della rettrice Iannantuoni, che è anche la presidente della CRUI. Sosterremo la stessa mozione nel Senato Accademico di Bicocca, Statale e Politecnico.

    Potremmo fare altri esempi perché attraversiamo tante altre assemblee precarie ma non è tanto un elenco di pratiche che vogliamo fare quanto una dimostrazione plastica del potenziale di un’assemblea permanente di ateneo che sostiene l’agitazione che stiamo ricercando. Noi oggi qui vediamo l’urgenza di bloccare un ddl e stabilizzare 30.000 precari ma domani vogliamo anche costruire un argine di lotta affinché davvero le rivendicazioni che abbiamo condiviso tutti e tutte riescano a vedere la luce.

    …crediamo nello sguardo lungo che dovrà avere questa mobilitazione

    A questo proposito ribadiamo che la questione ANVUR, Qualità della Didattica e Diritto allo Studio devono poter emergere proprio perché tra le mobilitazioni che citiamo più spesso c’è proprio il blocco della didattica: studenti e studentesse incazzati di un’università deludente che non riesce a fornire altro che un pezzo di carta e tanta ansia da prestazione si mobiliteranno per poter studiare davvero, invece di dover vincere un percorso a ostacoli entro un tempo predeterminato.

    Costruire un’università pubblica, gratuita e libera dalle spinte militariste e delle grandi aziende non è solo un obiettivo ma una necessità.

    Soprattutto come componente studentesca sentiamo la necessità di restituire decisionalità ai luoghi della rappresentanza non solo negli atenei ma anche al livello nazionale. Siamo stanche delle briciole che dalla Gelmini in poi il sistema di rappresentanza ci lascia, vogliamo una decisionalità reale non solo per le studentesse ma per tutte e tutti.

    Per questo crediamo nello sguardo lungo che dovrà avere questa mobilitazione e per questo vi invitiamo a coinvolgere le parti studentesche che evidentemente ancora non si sono sentite coinvolte o toccate da questi attacchi. Se vorremo occupare uno, due, tre o quanti rettorati volete voi, noi saremo lì per un altro futuro, per un’altra università.

    Rilanciamo l’appello delle studentesse serbe: serve una mobilitazione capillare in tutto il paese, dobbiamo rilanciare e amplificare ogni forma di attivazione possibile, perché così non si cambiano solo i nostri atenei ma si cambia tutto il paese,
    per tutte e tutti costruiamo insieme un’altra università.

  • Dichiarazioni numero chiuso modello francese

    Dichiarazioni numero chiuso modello francese

    Il Ministero per l’Università e la Ricerca ha istituito la commissione Bernini che dovrà “esaminare ed approfondire le criticità afferenti alla carenza di medici e professionisti sanitari nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, a misurare l’entità del fenomeno e a individuare le cause e le possibili soluzioni, con particolare riferimento alla necessità di garantire un accesso sostenibile alle professioni sanitarie”. Si cercherà, dunque, di accogliere tantз aspirantз medicз sulla base di quantз ne richiedono effettivamente ospedali, studi e ambulatori.

    Se da un lato istituire un’apposita commissione è un punto di partenza positivo per una riforma delle modalità dell’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia che metta al centro le esigenze della medicina del territorio e che migliori le attuali modalità di accesso, non possiamo che interrogarci su quale sia la reale direzione che ha intenzione di prendere il Ministero in questa riforma.

    Il modello francese consiste in un primo anno identico per tuttз lз aspiranti studentз di medicina/odontoiatria e delle altre facoltà sanitarie.
    Non ci sono esami sulle materie, ma due test generali a risposta multipla uno a Dicembre e uno a Giugno, che fanno media l’uno con l’altro. Al termine delle due sessioni, viene stilata la graduatoria, in base all’ordine della quale le persone possono scegliere come continuare i loro studi.

    …vogliamo una formazione medica accessibile e che risponda alle reali esigenze del Paese

    I test sono molto selettivi poiché i posti a disposizione sarebbero inferiori rispetto allз immatricolatз, e questo oltre a escludere ogni anno migliaia di studentз, alimenta il mercato dei corsi di preparazione privati.
    Il risultato è di ottenere un numero molto elevato di studentз fuoricorso o ripetenti al primo anno che si vedono quindi costrettз a trovare un’alternativa.

    Inoltre questo meccanismo, in mancanza di finanziamenti per garantire infrastrutture adeguate, pone grosse difficoltà di gestione per mancanza di spazi e aule e un necessario ritorno della dad per consentire allз studentз di frequentare (misura attualmente non prevista dal MUR per le università pubbliche).

    Una riforma dell’accesso al corso di Medicina, dal nostro punto di vista, deve partire da un numero programmato che sia basato su un fabbisogno di salute calcolato in base alle reali esigenze dei territori.
    Ma questo non ci basta, per avere un reale avanzamento rispetto all’attuale modalità di accesso non possiamo immaginare di allargare le maglie del numero chiuso senza poi aumentare il numero di borse di specializzazione messe a disposizione, nonché investire su strutture universitarie adeguate, nonché sul rifinanziamento di strutture ospedaliere e di medicina territoriale e percorsi di tirocinio nelle stesse.

    Oltre il numero programmato attuale, vogliamo una formazione medica accessibile e che risponda alle reali esigenze del Paese!

  • Diventare insegnate nella selva dei CFU

    Diventare insegnate nella selva dei CFU

    Questa guida è stata creata da Link – Coordinamento Universitario a partire dal DPCM n. 224 del 25 settembre 2023 che a sua volta fa riferimento al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59.

    Per restare aggiornati e chiedere ulteriori spiegazioni potete entrare nel gruppo telegram https://t.me/Orientamento60CFU

    Senza il percorso per l’accesso all’insegnamento, posso mandare comunque le MAD?

    Sì 

    Quanto costa il nuovo percorso per l’accesso all’insegnamento? 

    Il decreto decide solo i costi massimi, che sono 2000 o 2500 euro in base al percorso che si deve fare (vedi sotto) e 150 euro per la prova finale. Le università possono decidere di ridurre il costo per gli studenti mettendo dei loro fondi. Il decreto dice che non ci saranno oneri a carico della finanza pubblica, quindi le università non riceveranno dei fondi appositi ed è molto facile che scarichino tutto il costo sugli studenti. Di certo presenteremo in tutte le università in cui siamo presenti delle mozioni affinchè ci sia una riduzione forte del costo. 

    I costi massimi sono aggiornati ogni 3 anni.  

    Si potrà pagare a rate la retta di iscrizione?

    Ad oggi non ci sono disposizioni a riguardo, sui costi e le modalità di pagamento è stato lasciato margine di autonomia agli Atenei. 

    Il percorso sarà a numero chiuso e ci sarà un test di ingresso?

    Ahinoi, si! Sì, l’accesso è programmato a livello locale e il numero di posti disponibili viene calcolato in base al fabbisogno per classe di concorso e al livello di sostenibilità di attivazione dei percorsi. 

    Non è ancora chiaro come saranno impostate le selezioni all’ingresso e quanto sarà stringente il numero programmato su base nazionale, o se verrà lasciato margine di libertà agli Atenei (quest’ultima ad oggi sembra essere la direzione verso cui si sta muovendo il Governo).

    Ci saranno degli esami? 

    I CFU verranno acquisiti senza esami intermedi. Ci sarà solo una prova finale, dal costo massimo di 150 euro, con la quale si consegue l’abilitazione 

    Il percorso è abilitante?

    Si

    Il percorso abilita ad una sola classe di concorso? Se voglio abilitarmi a un’altra classe, devo rifare il percorso?

    Il percorso abilita ad una sola classe di concorso. 

    Alcune classi danno l’abilitazione “a cascata” ad altre (es. l’abilitazione a insegnare Italiano, Greco e Latino dà l’abilitazione alla classe di Italiano e Latino)

    Al di là di queste classi particolari, per accedere a una classe diversa bisogna rifare il percorso abilitante da 30 CFU (forse verrà abbreviato), che ha la deroga dal 20% online. 

    Sarà svolto in presenza o in modalità telematica?

    Il corso sarà principalmente in presenza. 

    • nei cicli 2023/2024 e 2024/2025 l’attività online potrà essere fino al 50% (esclusi laboratori e tirocini)
    • nei cicli successivi: ci potranno essere delle attività telematiche, ma il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, art 2-bis, comma 1, dice che le attività telematiche possono essere al massimo il 20% e in ogni caso non possono essere attività laboratoriali o di tirocinio.
    • alcuni percorsi da 30 CFU hanno una deroga dal 20% e possono svolgere più attività online (vedi sotto)

    Ci sarà l’obbligo di frequenza?

    Per accedere alla prova finale bisogna avere una percentuale minima di presenza del 70% per ogni attività formativa.

    Io ho già dei CFU che servono per l’insegnamento, mi saranno riconosciuti?

    • se hai acquisito i vecchi 24 CFU entro il 31/10/2022, ti vengono riconosciuti tutti e devi fare il percorso da 36 CFU;
    • se hai altri CFU inerenti nel piano di studi, possono esserti riconosciuti fino a 12 CFU se coerenti in obiettivi e contenuti (ALLEGATO B);
      NON CI SARA’ UNA DIMINUZIONE DEI COSTI. 
    • se hai già conseguito dei CFU di tirocinio, diretto o indiretto, potranno esserti riconosciuti fino a 5 CFU (ALLEGATO B).

    Nei bandi di accesso di ogni università dovrà essere specificato il modo in cui ogni candidato conferma di avere già dei crediti

    Quindi, se sono in triennale mi conviene “portarmi avanti” facendo esami che mi potranno essere riconosciuti?

    In linea di massima no, dato che al momento non è chiaro con che facilità verranno riconosciuti CFU da esami compatibili dati in precedenza e dato che non vi è una riduzione dei costi. 

    Come si svolgerà la prova finale? 

    La prova finale del percorso universitario e accademico consiste in una prova scritta e in una lezione simulata, che accertino le competenze professionali: avrà un’impronta metodologica, non si concentrerà sui contenuti disciplinari

    • La prova scritta consiste in una sintetica analisi critica di episodi, casi, situazioni e problematiche verificatisi durante il tirocinio svolto nel percorso di formazione iniziale.
    • La lezione simulata, su tema proposto dalla commissione con un anticipo di quarantotto ore, ha una durata massima di quarantacinque minuti, è progettata anche mediante tecnologie digitali multimediali, è sviluppata con didattica innovativa ed è accompagnata dall’illustrazione delle scelte contenutistiche, didattiche e metodologiche compiute in riferimento al percorso di formazione iniziale relativo alla specifica classe di concorso.

    La commissione assegna fino a un massimo di 10 punti alla prova scritta e di 10 punti alla lezione simulata. La prova finale è superata se il candidato consegue un punteggio pari almeno a 7/10 nella prova scritta, e a 7/10 nella lezione simulata. 


    CON IL SUPERAMENTO DELLA PROVA FINALE SI è ABILITATI ALL’INSEGNAMENTO PER LA RELATIVA CLASSE DI CONCORSO

    Quando verranno attivati i percorsi?

    Circa a gennaio. A dicembre si avrà la lista dei Centri autorizzati, poi ci saranno le prove di ingresso. 

    A che percorso posso accedere?

    Requisito base: devi aver frequentato/star frequentando un corso di laurea che sia valido per una classe di concorso 

    link per verificare che il tuo titolo di studio dia accesso a una classe di concorso

    PERCORSO 60 CFU 

    • laureati magistrali

    costo massimo: 2500 euro

    • laureandi magistrali 

    costo massimo: 2000 euro

    • laureandi di corsi di laurea a ciclo unico che hanno conseguito almeno 180 CFU 

    costo massimo: 2000 euro

    • neolaureati senza 24 CFU entro ottobre 2022 (percorso transitorio fino a fine 2024):
      • fanno il percorso da 30 CFU entro il 28 febbraio 2024 (probabilmente ci sarà una deroga a questa data, considerando le tempistiche di attivazione dei costi) → Allegato 3
      • fanno il concorso e vincono
      • fanno gli altri 30 CFU → Allegato 4
      • nel frattempo hanno un contratto a tempo determinato con termine 31 agosto. Dall’anno successivo potranno avere l’assunzione a tempo indeterminato.

    Costo massimo: teoricamente 2000 + 2000, ma molto probabilmente gli atenei lo faranno pagare 2000 + 500 in modo da rimanere allineati agli altri percorsi

    PERCORSO 30 CFU → Allegato 2

    • chi ha già abilitazione su altra classe di concorso o su altro grado di istruzione

    costo massimo: 2000 euro

    possibili attività didattica in forma telematica (ma sempre sincrona) anche in deroga ai limiti previsti dall’art 2-bis comma 1 (quindi è possibile superare il massimo del 20%)

    • chi ha la specializzazione sul sostegno

    costo massimo: 2000 euro

    possibili attività didattica in forma telematica (ma sempre sincrona) anche in deroga ai limiti previsti dall’art 2-bis comma 1 (quindi è possibile superare il massimo del 20%)

    • i vincitori del concorso che non hanno l’abilitazione all’insegnamento e hanno partecipato alla procedura concorsuale ai sensi dell’art 5, comma 4 (cioè hanno svolto, entro il termine di presentazione delle istanze di partecipazione al concorso  stesso, un servizio presso le istituzioni scolastiche statali di  almeno  tre anni scolastici, anche non continuativi,  di  cui  almeno  uno  nella specifica classe di concorso o nella tipologia di posto per la  quale si  concorre)

    costo massimo: 2000 euro

    PERCORSO 36 CFU → Allegato 5

    • chi ha sostenuto i vecchi 24 CFU entro 31/10/2022, fermi restando almeno dieci CFU/CFA di tirocinio diretto
      • partecipa al concorso di quest’anno
      • fa i 36 CFU

    costo massimo: 2000 euro

    Se ho i 24 CFU ma non partecipo quest’anno al concorso o non lo vinco, come faccio?

    Ti verranno comunque riconosciuti i 24 CFU, quindi dovrai iscriverti al percorso da 60 ma facendo solo 36 crediti.

    Potranno essermi convalidate come ore di tirocinio le ore di servizio che ho già svolto a scuola, ad esempio con le MAD?

    No, il tirocinio di questo percorso è diverso dal servizio a scuola. Ci sarà l’affiancamento di un docente tutor. 

    Posso iscrivermi alle GPS (Graduatorie Provinciali Supplenze)?

    Le GPS prevedono due fasce di graduatorie: 

    • prima fascia: si entra con l’abilitazione. Se la si consegue in questo anno, ci si può iscrivere alla prima fascia con riserva: si verrà confermati una volta acquisita l’abilitazione. 
    • seconda fascia: si entra con la laurea magistrale (se è una laurea che permette di insegnare in una classe di concorso)

    Posso iscrivermi alle GAE (Graduatorie ad esaurimento)?

    No, sono chiuse da molti anni

    Posso accedere al TFA sostegno?

    Attualmente non si sanno i requisiti di accesso. 

    Quante ore di tirocinio sono previste?

    Dipende da quanti CFU di tirocinio devi conseguire, in base al percorso a cui devi partecipare. Per ogni CFU o CFA di tirocinio, l’impegno in presenza nei gruppi-classe è pari ad almeno 12 ore.

    Come si svolgerà il concorso?

    Probabilmente il concorso sarà composto da: 

    • quiz a risposta multipla per le materie pedagogiche, psicopedagogiche, didattiche, informatica e inglese
    • orale di 45 minuti con
      • simulazione di una lezione
      • contenuti disciplinari

    Posso partecipare al concorso?  

    Fino al 31 dicembre 2024 può partecipare al concorso:

    • chi ha già l’abilitazione su un’altra classe di concorso
    • chi ha già l’abilitazione al sostegno
    • chi è laureato e ha i vecchi 24 CFU (entro 31 ottobre 2022)
    • chi ha svolto, entro il termine di presentazione delle istanze di partecipazione al concorso  stesso, un servizio presso le istituzioni scolastiche statali di  almeno  tre anni scolastici, anche non continuativi,  di  cui  almeno  uno  nella specifica classe di concorso o nella tipologia di posto per la  quale si  concorre
    • i neolaureati magistrali senza 24 CFU entro che hanno seguito il percorso di 30 CFU 

    Dal 2025 l’abilitazione sarà il requisito per accedere ai concorsi, quindi non ci saranno concorsi per chi non ha conseguito l’abilitazione. 

    ALLEGATI

    L’offerta formativa di trenta CFU o CFA (di cui all’articolo 13, comma 2 , del Decreto legislativo N. 59 DEL 2017) prevede che vadano conseguiti

    • 4 CFU per le seguenti attività: Discipline di area pedagogica:M-PED/01; M-PED/02; M-PED/04  – Conservatori: CODD/04 – Accademia di Belle Arti: ABST/59 – ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01 – Accademia Nazionale di Danza: ADPP/01; 
    • 9 CFU di tirocinio indiretto, di cui 3 per la preparazione dell’elaborato della prova finale;
    • 3 CFU per Formazione inclusiva delle persone con BES(disabilità, disturbi evolutivi specifici/DSA e svantaggio economico, sociale e culturale) M-PED/03 – Conservatori: CODD/04 – Accademia di Belle Arti: ABST/59 – ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01, ISDC/02 –  Accademia Nazionale di Danza: ADPP/01;
    • 3 CFU in una disciplina di area linguistico – digitale

    M-PED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01. 

    Per aspetti che attengono alle tecnologie digitali: INF/01, INGINF/05; Conservatori COME/05, COME/06; Accademia di belle arti: ABTEC/38, ABTEC/39; ISIA: ISDC/07; Accademia nazionale di danza: ADTM/02; per gli aspetti che attengono alle loro applicazioni in ambito didattico: M-PED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01. 

    Per gli aspetti che attengono ai principi e ai metodi della programmazione: INF/01, ING-INF/05; Conservatori COME/05, COME/06; Accademia di belle arti: ABTEC/38, ABTEC/39; ISIA: ISDC/07; Accademia nazionale di danza: ADTM/02; per gli aspetti che attengono alle sue applicazioni in ambito didattico: M-PED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01. 

    Competenze informatiche di base e trasversali: INF/01 e ING-INF/05; Conservatori COME/05, COME/06; Accademia di belle arti: ABTEC/38, ABTEC/39; ISIA: ISDC/07; Accademia nazionale di danza: ADTM/02. 

    Linguistica: L-LIN/02; Conservatori: CODL/02; Accademie: ABLIN/71, ADDC/01, ADRPL/016

    • 3 CFU in una Disciplina psico-socio-antropologiche M-PSI/01; M-PSI/04; SPS/08; M-DEA/01 – Conservatori: CODD/04, CODD/06 – Accademia di Belle Arti: ABST/55,ABST/56, ABST/58 – ISIA: ISSU/01, ISSU/02, ISSU/03,ISME/03, ISDC/01 – Accademia Nazionale di Danza: ADPP/01,ADEA/01, ADEA/03, ADEA/04
    • 2 CFU di Metodologie didattiche: introduzione ai modelli di mediazione didattica per la scuola secondaria  M-PED/03; Conservatori: CODD/04 – Accademia di Belle Arti: ABST/59 – ISIA:ISME/01,ISME/02,ISDC/01 – Accademia Nazionale di Danza: ADPP/01)
    • 4 CFU in Didattiche delle discipline e metodologie delle discipline di riferimento (delle classi di concorso) 
    • 2 CFU in Discipline relative all’acquisizione di competenze nell’ambito della legislazione scolastica  : IUS/09

    In sede di prima applicazione l’offerta formativa si conclude entro il 28 febbraio 2024.

    OFFERTA FORMATIVA DI 30 CFU/CFA AI SENSI DELL’ART. 18 -BIS , COMMA 3, PRIMO PERIODO prevede:

    • 4 CFU in Discipline di area pedagogica M-PED/01, M-PED/02, M-PED/04; 

    Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01. 

    • 15 CFU di tirocinio diretto
    • 2 CFU di Metodologie didattiche: introduzione ai modelli di mediazione didattica per la scuola secondaria. M-PED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01. 
    • 7 CFU in Didattiche delle discipline e metodologie delle discipline di riferimento (delle classi di concorso)
    • 2 CFU in Discipline relative all’acquisizione di competenze nell’ambito della legislazione scolastica : IUS/09

    L’offerta formativa di trenta CFU o CFA di cui articolo 18-bis, comma 3, secondo periodo, del Decreto legislativo, è definita dall’allegato 4 al decreto. L’offerta formativa prevede: 

    • 6 CFU in Discipline di area pedagogica M-PED/01; M-PED/02; M-PED/04 – Conservatori: CODD/04 – Accademia di Belle Arti: ABST/59 – ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01 – Accademia Nazionale di Danza: ADPP/01
    • 5 CFU, di cui 3 riservati alle attività formative relative all’inclusione scolastica, di tirocinio indiretto
    • 3 CFU in Formazione inclusiva delle persone con BES (disabilità, disturbi evolutivi specifici/DSA e svantaggio economico, sociale e culturale) M-PED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di Belle Arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01, ISDC/02; Accademia nazionale di danza: ADPP/01
    • 3 CFU in  una disciplina di area linguistico-digitale

    M-PED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01. 

    per gli aspetti che attengono alle tecnologie digitali: INF/01, ING-INF/05; Conservatori COME/05, COME/06; Accademia di belle arti: ABTEC/38, ABTEC/39; ISIA: ISDC/07; Accademia nazionale di danza: ADTM/02;per gli aspetti che attengono alle loro applicazioni in ambito didattico: M-PED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01.

     Per gli aspetti che attengono ai principi e ai metodi della programmazione: INF/01, ING-INF/05; Conservatori COME/05, COME/06; Accademia di belle arti: ABTEC/38, ABTEC/39; ISIA: ISDC/07; Accademia nazionale di danza: ADTM/02; per gli aspetti che attengono alle sue applicazioni in ambito didattico: MPED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01

    Competenze informatiche di  base e trasversali: INF/01 e ING-INF/05;  Conservatori COME/05, COME/06; Accademia di belle arti: ABTEC/38, ABTEC/39; ISIA: ISDC/07; Accademia nazionale di danza: ADTM/02. 

    Linguistica : L-LIN/02; Conservatori: CODL/02; Accademie: ABLIN/71, ADDC/01, ADRPL/016

    • 4 CFU in una disciplina psico-socio-antropologiche M-PSI/01, M-PSI/04, SPS/08, M-DEA/01; Conservatori: CODD/04, CODD/06; Accademia di belle arti: ABST/55, ABST/56, ABST/58; ISIA: ISSU/01, ISSU/02, ISSU/03, ISME/03, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01, ADEA/01, ADEA/03, ADEA/04.
    • 2 CFU in Metodologie didattiche: introduzione ai modelli di mediazione didattica per la scuola secondaria M-PED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01. 
    • 7 CFU in Didattiche delle discipline e metodologie delle discipline di riferimento (delle classi di concorso)

    L’offerta formativa di complessivi trentasei CFU o CFA per i vincitori del concorso a cui partecipano ai sensi dell’articolo 18-bis, comma 1, ultimo periodo, del Decreto legislativo, è definita dall’allegato 5 al decreto 

    L’offerta formativa prevede:

    • 3 CFU Discipline di area pedagogica M-PED/01; M-PED/02; M-PED/04 – Conservatori: CODD/04 – Accademia di Belle Arti: ABST/59 – ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01  –  Accademia Nazionale di Danza: ADPP/01
    • 13 CFU di tirocinio diretto ed indiretto, di cui: 

    – 10 CFU di tirocinio diretto;

    – 3 CFU di tirocinio indiretto.

    Inoltre 3 CFU sono riservati alle attività formative relative all’inclusione scolastica.

    • 3 CFU in discipline di area linguistico-digitale

    M-PED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01. 

    per gli aspetti che attengono alle tecnologie digitali: INF/01, ING-INF/05; Conservatori COME/05, COME/06; Accademia di belle arti: ABTEC/38, ABTEC/39; ISIA: ISDC/07; Accademia nazionale di danza: ADTM/02;per gli aspetti che attengono alle loro applicazioni in ambito didattico: M-PED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01.

     Per gli aspetti che attengono ai principi e ai metodi della programmazione: INF/01, ING-INF/05; Conservatori COME/05, COME/06; Accademia di belle arti: ABTEC/38, ABTEC/39; ISIA: ISDC/07; Accademia nazionale di danza: ADTM/02; per gli aspetti che attengono alle sue applicazioni in ambito didattico: MPED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01

    Competenze informatiche di  base e trasversali: INF/01 e ING-INF/05;  Conservatori COME/05, COME/06; Accademia di belle arti: ABTEC/38, ABTEC/39; ISIA: ISDC/07; Accademia nazionale di danza: ADTM/02. 

    Competenze informatiche di  base e trasversali: INF/01 e ING-INF/05;  Conservatori COME/05, COME/06; Accademia di belle arti: ABTEC/38, ABTEC/39; ISIA: ISDC/07; Accademia nazionale di danza: ADTM/02. 

    Linguistica : L-LIN/02; Conservatori: CODL/02; Accademie: ABLIN/71, ADDC/01, ADRPL/016

    • 2 CFU in Metodologie didattiche: introduzione ai modelli di mediazione didattica per la scuola secondaria. M-PED/03; Conservatori: CODD/04; Accademia di belle arti: ABST/59; ISIA: ISME/01, ISME/02, ISDC/01; Accademia nazionale di danza: ADPP/01 
    • 13 CFU in Didattiche delle discipline e metodologie delle discipline di riferimento (delle classi di concorso) 
    • 2 CFU in Discipline relative all’acquisizione di competenze nell’ambito della legislazione scolastica: IUS/09

    Coloro che sono titolari di contratti di docenza presso una istituzione scolastica statale o scuola paritaria ovvero nell’ambito di percorsi di istruzione e formazione professionale delle regioni possono accedere, per i primi tre cicli, ai percorsi relativi alla propria classe di concorso di cui al presente decreto, nei limiti della riserva di posti che è pari, per il primo ciclo, al 45 percento, e, per il secondo e il terzo ciclo, al 35 percento dell’offerta formativa programmata e accreditata per ogni classe di concorso in ciascuna Università o Istituzione AFAM
    Link al documento riassuntivo delle tabelle negli allegati:Allegati 60 CFU

  • Comunicato ANTIFASCISTA

    Comunicato ANTIFASCISTA

    il 17 Gennaio in decine di piazze si sono svolte manifestazioni contro il ddl sicurezza, per difendere la libertà di pensiero e di dissenso. Anche studenti e giovani si sono attivati nelle scuole, università e piazze di tutto il Paese.

    Insieme a numerose associazioni ci siamo attivati per tenere attiva l’attenzione sul ddl 1660, che non possiamo ignorare e che è nell’interesse di tutti denunciare. Stanno venendo compresse tutte le forme di dissenso, che siano pacifiche o meno. Le zone rosse individuate dal governo e i recenti scontri nelle piazze dimostrano però come il ddl sicurezza sia già realtà. “Oggi ci siamo ritrovati nelle piazze di tutto il Paese per dire di no al ddl paura, volto a criminalizzare e reprimere qualsiasi forma di dissenso – dichiara Tess Kukich, coordinatore nazionale della Rete della Conoscenza – c’è un urgente bisogno impellente di impedire la deriva autoritaria del Paese.

    …Il DDL sicurezza costringe gli atenei a collaborare con i servizi segreti

    Si stanno sommando le attivazioni anche dalle scuole, dopo le numerose proteste già portate avanti nelle ultime settimane. Secondo gli studenti la stretta autoria che il governo vuole applicare nel Paese trova una sua fiera dimostrazione nelle scuole, dopo le numerose querele del ministro e le minacce verso gli studenti che hanno occupato i loro istituti. “Questo governo e Valditara in particolare temono il dissenso – continua Tommaso Martelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti- la riforma della condotta e la tempesta di querele provenienti dal ministero dimostrano la volontà di abbattere la partecipazione attiva fra gli studenti”

    Il DDL sicurezza non lascia libere neanche le università, costringendo gli atenei a collaborare con i servizi segreti, dando informazioni sulle attività della comunità studentesca e ricercatrice, anche in deroga alle normative sulla riservatezza. “ È a rischio anche la libertà accademica” -conclude Arianna d’Archivio, coordinatrice nazionale di Link coordinamento universitario -il governo e la ministra Bernini intendono comprimere lo spazio di manovra delle organizzazioni studentesche negli atenei.”